ISTHART

IsthArt è uno spazio dedicato ad astrattismo, geometria, colore e sperimentazione visiva. Una galleria di opere nate senza fretta, tra equilibrio, ritmo, forme e continue trattative con il momento giusto in cui fermarsi.

Copertina del progetto artistico IsthArt

IN COSTRUZIONE

Questa pagina è ancora in costruzione. Sto caricando e organizzando le opere una alla volta.

Astrattismo, geometria e pessime trattative

IsthArt nasce così: provo, sbaglio, rifaccio. È un modo per rilassarmi creando senza aver fretta.

Dentro ci finisce quello che mi attira da sempre dell’astrattismo: l’idea che un’immagine viva anche senza raccontare qualcosa in modo diretto. Mi interessano le forme che si bilanciano, i pieni e i vuoti, le tensioni tra elementi che sembrano semplici ma non lo sono. E soprattutto mi interessa la geometria quando smette di essere rigida: quando diventa ritmo, quando crea movimento, quando suggerisce uno spazio invece di descriverlo.

L’ispirazione arriva da qualunque fonte che possa interessarmi o mi colpisca. Cerco di mettere insieme ritmo, equilibrio e atmosfera.

Come per molti lavori creativi, la difficoltà maggiore consiste nel comprendere quando fermarsi.

È una trattativa con me stesso. E io non sono bravo a negoziare. Qui sotto una galleria di queste trattative tra palette di colori, forme e spazi.

Rewind

Questo quadro è nato ascoltando soltanto Rewind di Vasco Rossi. Per tutta la lavorazione. A un certo punto dare un altro titolo mi sarebbe sembrato da ingrato. Sono partito dalla palette: rosa, fucsia e viola. Poi le figure di base, lo sfondo e, da lì, il lavoro a sentimento. È il modo in cui nascono tutti i miei quadri: scelgo i colori con cui voglio passare del tempo e comincio a costruire, senza avere già in testa un’immagine precisa del risultato. Anche perché, quando provo ad averla, le forme tendono a non collaborare. “A sentimento” comprende comunque una discreta quantità di trattative. Cerco spazi, contrasti, rapporti tra gli elementi; aggiungo qualcosa, lo sposto, verifico se stava meglio prima. Qui le geometrie si sovrappongono e le linee attraversano la composizione, tra zone più affollate e altre lasciate respirare. Il momento in cui fermarmi resta una decisione sulla quale preferirei avere un secondo parere. Possibilmente d’accordo con il mio. Sul significato faccio più fatica. Il primo segno può nascere mentre sono al telefono e attribuirgli dopo una profonda intenzione filosofica sarebbe attribuire parecchio merito anche alla telefonata. Posso raccontare come ci ho lavorato, quali colori ho scelto e cosa ho cercato di far funzionare insieme. Quello che ci vede chi guarda mi incuriosisce proprio perché potrebbe essere qualcosa a cui io non avevo pensato. Vasco, invece, c’era sicuramente.

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