Il Laboratorio di Isthbox – 002

Il Laboratorio di Isthbox nasce per raccontare il dietro le quinte del blog: una pipeline editoriale per mettere ordine tra giochi, rubriche, recensioni, idee ferme e articoli in arrivo

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Il Laboratorio di Isthbox – 002

Il primo tagliando del Laboratorio

Creare una board è facile. Il difficile è farla restare vicina a quello che succede davvero.

Dopo aver costruito la pipeline editoriale di Isthbox, sistemato le colonne e distribuito le prime schede, per qualche giorno ho avuto la rassicurante impressione che il lavoro fosse finito.

Non il lavoro sui progetti, naturalmente. Quello sarebbe stato chiedere troppo. Intendo il lavoro sulla bacheca.

C’erano le colonne, le etichette, le schede madri e i diversi passaggi della produzione. Ogni progetto sembrava aver trovato il proprio posto e, almeno sulla carta, il laboratorio aveva finalmente una forma leggibile.

Poi ho controllato meglio.

Ed è diventato evidente che la prima versione della board era utile, ordinata e persino abbastanza bella da vedere. Solo che non raccontava ancora tutto quello che stava succedendo.



Quando la board smette di seguire il lavoro

Quando ho iniziato a confrontare le schede con lo stato reale dei progetti, mi sono accorto che alcune erano rimaste indietro. Non perché il lavoro non fosse stato fatto, ma perché nessuno aveva avvertito Trello.

Alcuni progetti sembravano ancora immersi nella scrittura quando avevano già superato quella fase. Altri risultavano più lontani dalla pubblicazione di quanto fossero davvero. In qualche caso, la scheda raccontava ancora la situazione del giorno in cui era stata creata, mentre nel frattempo il progetto aveva continuato a muoversi tra cartelle, documenti e WordPress.

La board non stava mentendo. Era semplicemente rimasta indietro rispetto al laboratorio.

La distinzione è importante solo fino a un certo punto, perché il risultato pratico era lo stesso: guardandola, ricevevo un’immagine incompleta del lavoro.

Ed era un’immagine piuttosto pessimista.

Pensavo che il primo controllo avrebbe fatto emergere soprattutto ritardi, progetti fermi e altre cose da aggiungere alla lista. È successo anche questo, naturalmente. Sarebbe stato sospetto il contrario.

Ma è emerso soprattutto qualcosa che non mi aspettavo: avevo già prodotto più materiale di quanto ricordassi.

Il materiale che non stavo più contando

Isthbox non nasce e non cresce in un unico posto.

Una parte del lavoro avviene durante le sessioni di gioco. Un’altra viene conservata in cartelle dedicate nell’archivio. Ci sono testi salvati nei documenti, scalette da riprendere, revisioni già effettuate e bozze caricate su WordPress in attesa del passaggio successivo.

Finché tutto questo resta distribuito, è facile ricordare soltanto ciò che manca.

Il lavoro completato smette rapidamente di sembrare lavoro. Diventa una cartella nell’archivio, un documento conservato o una bozza con un titolo provvisorio. Continua a esistere, ma non occupa più lo stesso spazio mentale delle cose ancora da fare.

Il controllo della board ha riportato a galla proprio questo materiale.

Per Il Caveau Aureo, per esempio, ci sono già nove bozze preparate su WordPress. Non significa che siano nove articoli pronti da pubblicare senza ulteriori controlli, ma significa che quella parte del lavoro esiste. È stata scritta, suddivisa e caricata. Lasciarla rappresentata come qualcosa di ancora lontano dalla pubblicazione avrebbe restituito una fotografia falsa.

Anche VOID 1680 AM è più avanti di quanto lasciasse intendere la prima versione della pipeline. Ci sono episodi pronti o arrivati a uno stadio molto avanzato, anche se non tutti si trovano esattamente nello stesso punto.

Gli episodi 11 e 12 dell’Incantabolario di Darnell, invece, sono già pronti. Continuare a considerarli semplicemente “in lavorazione” avrebbe nascosto un piccolo buffer che, in realtà, era già stato costruito.

Altri progetti sono rimasti correttamente in DESIGN, WRITE o EDIT. Non tutto si è rivelato improvvisamente finito grazie a un controllo su Trello. Sarebbe un sistema organizzativo molto interessante, ma temo non sia ancora disponibile.

La scoperta è stata più semplice: alcuni lavori erano fermi, altri erano attivi e altri ancora erano molto più vicini alla pubblicazione di quanto pensassi.

Senza un controllo, però, apparivano tutti ugualmente incompleti.

Perché “su WordPress” non basta

Una delle frasi che uso più spesso per orientarmi è: «Questo è già caricato su WordPress».

Sembra una risposta precisa. In realtà può significare quasi tutto.

Un articolo può essere stato caricato su WordPress come deposito temporaneo, perché in quel momento era il posto più comodo dove conservarlo. Può essere impaginato solo in parte. Può avere ancora bisogno di revisione, immagini, collegamenti interni o controlli finali. Oppure può essere completamente pronto e soltanto in attesa della data prevista.

WordPress dice dove si trova il testo. Non dice necessariamente a che punto si trova.

È qui che la distinzione tra scritto, revisionato, caricato, pronto e pubblicato ha cominciato a diventare concreta.

Un testo scritto esiste, ma può ancora avere bisogno di molto lavoro. Un testo revisionato ha superato il controllo editoriale, ma potrebbe non essere ancora stato preparato per il sito. Una bozza caricata in WordPress si trova nel posto in cui verrà pubblicata, ma non è per questo automaticamente pubblicabile. Un articolo pronto non richiede più interventi sostanziali.

Un articolo pubblicato, infine, non appartiene più al futuro della programmazione: è entrato nello storico reale di Isthbox.

Sono differenze apparentemente piccole, ma cambiano completamente la percezione del materiale disponibile. Se metto nello stesso gruppo tutto ciò che “più o meno esiste”, non so quanto lavoro mi separi dalla pubblicazione. Se considero pronta qualsiasi cosa sia stata caricata su WordPress, costruisco un buffer immaginario che si dissolverà appena proverò a usarlo.

Il problema opposto, però, è altrettanto concreto: se continuo a trattare come incompleto ciò che ha già superato quasi tutti i passaggi, finisco per non vedere il buffer che possiedo davvero.erve.

Il controllo della pipeline

La prima versione della bacheca è stata costruita per rappresentare i progetti. Il primo controllo è servito a verificare se li rappresentasse ancora correttamente.

Alcune schede sono state spostate. Altre sono state aggiornate. In qualche caso è stato necessario ricostruire dove fosse arrivato davvero un progetto, confrontando la board con i testi, le cartelle in archivio e le bozze presenti su WordPress.

Non è stato un grande intervento strutturale. Non ho dovuto inventare nuove colonne o rifare da capo il sistema. Ho dovuto correggere la distanza che si era già creata tra lo strumento e il lavoro.

Questo è probabilmente il punto meno spettacolare e più utile dell’intero esperimento: una pipeline non resta affidabile soltanto perché è stata progettata bene.

Va riguardata.

Ogni tanto una scheda avanzerà. Qualche volta tornerà indietro, perché una revisione ha fatto emergere problemi che non erano visibili prima. Altre volte sarà la mia percezione del progetto a dover essere corretta.

Il rischio reale è trasformare la manutenzione della board in un nuovo progetto parallelo, completo di proprie scadenze, sensi di colpa e improvvise necessità di riorganizzazione. Sarebbe perfettamente coerente con il mio modo di complicare le cose, che non e mai risultato, in completa onestà, particolarmente utile.

La board deve richiedere abbastanza attenzione da restare vera, non così tanta da sottrarre tempo ai lavori che dovrebbe aiutarmi a seguire.

Non so ancora quale sia la frequenza giusta. Probabilmente non serve aggiornarla dopo ogni frase scritta o dopo ogni correzione. Serve però un controllo periodico, soprattutto quando un episodio viene completato, una bozza entra in WordPress o una serie cambia fase.

Il laboratorio può essere disordinato. La sua mappa, almeno, dovrebbe cercare di non esserlo.

Che cosa ho capito

Pensavo che il buffer editoriale si costruisse quasi esclusivamente producendo nuovi contenuti.

In parte è vero: senza scrivere, giocare, revisionare e preparare gli articoli non c’è sistema che possa inventarli. Ma il primo controllo della pipeline mi ha mostrato anche un’altra cosa.

Il buffer può essere nascosto dentro il lavoro già svolto.

Può trovarsi in una serie più avanzata del previsto, in due episodi già pronti, in nove bozze che aspettano di essere verificate o in un testo a cui manca soltanto l’ultimo passaggio editoriale.

Riconoscerlo non significa gonfiare artificialmente i risultati. Al contrario, significa distinguere con maggiore onestà ciò che è utilizzabile da ciò che ha ancora bisogno di attenzione.

Il problema non era soltanto produrre abbastanza. Era riuscire a vedere quello che avevo già prodotto.

Se il lavoro rimane sparso tra luoghi diversi, rischia di diventare invisibile proprio alla persona che lo ha fatto. La pipeline serve anche a questo: non soltanto a indicare ciò che manca, ma a impedire che quanto esiste già venga dimenticato o continuamente ricominciato.

La prima versione della board aveva messo ordine nei progetti. Il primo controllo ha cominciato a mettere ordine nella mia percezione dei progetti.

Non è esattamente la stessa cosa.

Un laboratorio visibile mentre cambia

La versione pubblica della pipeline editoriale di Isthbox non vuole essere una promessa rigida su ciò che uscirà e quando uscirà. L’ho già specificato più volte.

È una finestra sul lavoro in corso.

Per essere utile, deve poter cambiare. Le schede si sposteranno, alcuni progetti avanzeranno più rapidamente del previsto e altri resteranno fermi molto più a lungo. Qualcosa potrebbe persino tornare indietro.

Se accadrà, non significherà necessariamente che il sistema ha fallito. Significherà che il laboratorio è ancora vivo e che la sua mappa sta cercando di seguirlo.

E, nonostante tutto, il lavoro fatto fin qui ha già prodotto un risultato importante. In una situazione che tende naturalmente a disperdersi tra idee, sessioni di gioco, documenti e bozze, la board ha creato un punto di riferimento comune. Non ha eliminato la confusione, ma l’ha resa più visibile e quindi più gestibile.

Mi ha permesso di capire che cosa era davvero fermo, che cosa stava avanzando e quale materiale poteva già diventare parte del prossimo ciclo di pubblicazione. Soprattutto, mi ha aiutato a non ricominciare continuamente da capo solo perché non riuscivo più a vedere il lavoro già svolto.

Non è poco per una prima versione. E forse è proprio questo il valore della board: non promettere un laboratorio perfettamente ordinato, ma offrire abbastanza chiarezza per continuare a lavorarci dentro.


Cosa sto provando

Usare la bacheca non soltanto per pianificare, ma per verificare se la mia percezione del lavoro corrisponde alla realtà.

Cosa sembra funzionare

La distinzione tra WRITE, EDIT, PUBLISHING, READY e PUBLISHED rende più chiaro il buffer reale e impedisce di confondere una bozza caricata con un articolo finito, nonostante non sempre sia ancora sicuro di dove una scheda debba essere inserita.

Cosa resta da capire

Quanto spesso aggiornare la board senza trasformarla in un altro lavoro da mantenere.


Il Laboratorio di Isthbox – 001

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