
Il Laboratorio di Isthbox – 003
Non tutto deve stare in bacheca
Mettere ordine significa anche capire che cosa lasciare fuori.
Per un po’ ho pensato che una bacheca editoriale fosse tanto più affidabile quanto più riusciva a contenere. Se una rubrica esiste, deve avere una scheda. Se un articolo uscirà, prima o poi dovrà comparire nella pipeline. Se qualcosa manca da Trello, probabilmente me ne sono dimenticato.
Il passaggio successivo sembrava quindi abbastanza ovvio: aggiungere quello che ancora non c’era.
Era un piano semplice, rigoroso e destinato a produrre una quantità notevole di nuove schede.
Poi mi sono accorto che, in alcuni casi, non fosse necessario. Aggiungerli avrebbe reso la board più completa.
Non necessariamente più utile.
In questo articolo
La tentazione di mettere tutto in ordine
Quando ho iniziato a costruire la pipeline di Isthbox, l’obiettivo era dare una posizione ai progetti e riuscire a seguirli senza affidarmi soltanto alla memoria.
Una volta sistemata la bacheca, però, è comparsa una tentazione abbastanza prevedibile: trasformarla nella rappresentazione completa del blog.
Ogni rubrica avrebbe potuto avere una scheda madre. Ogni nuova uscita una scheda operativa. Ogni articolo pubblicato avrebbe potuto attraversare le colonne fino a raggiungere la propria destinazione finale.
Sarebbe stato ordinato. Anche piuttosto soddisfacente da guardare. Il genere di ordine che permette di sentirsi produttivi dopo aver trascorso mezz’ora a scegliere il colore di un’etichetta.
Avrebbe però creato un problema diverso.
Se la board avesse contenuto tutto ciò che esiste su Isthbox, avrebbe smesso di mostrare con chiarezza ciò che richiede davvero attenzione. I progetti lunghi, le serie narrative e i lavori più fragili sarebbero rimasti mescolati con rubriche che possiedono già una cadenza riconoscibile e un percorso consolidato. La pipeline avrebbe finito per diventare un secondo calendario editoriale, un archivio incompleto e un inventario del blog, tutto nello stesso spazio.
Probabilmente avrebbe svolto male tutte e tre le funzioni.
Non tutto ciò che viene pubblicato ha bisogno di essere accompagnato da una scheda. Alcuni contenuti devono essere seguiti passo dopo passo. Altri tornano perché è arrivato il loro momento.
La differenza non riguarda la loro importanza. Riguarda il rischio che si perdano.
Le rubriche che hanno un ciclo definito
7 Giorni sul Tavolo esce ogni settimana. Il suo lavoro ricomincia con una nuova raccolta di notizie, prosegue con la selezione e la verifica delle fonti e si conclude con l’articolo del sabato.
È una rubrica impegnativa, ma non ha bisogno di essere recuperata da una lunga fase di progettazione. Quando termina un numero, comincia già il successivo.
Oltre la Recensione segue invece una cadenza quindicinale. Richiede gioco, ricerca e confronto tra fonti diverse, ma possiede un elenco di titoli e un ordine di lavorazione già stabilito. Il problema non è ricordarsi che la rubrica esiste. È trovare il tempo necessario per affrontare bene il gioco successivo, dettaglio che Trello o ICal non sembrano ancora in grado di risolvere.
Anche Il Laboratorio di Isthbox ha un proprio ritmo. Nasce da ciò che accade davvero dietro le quinte e torna quando esiste qualcosa di sensato da raccontare.
Inserire nella board una scheda che mi ricordi di scrivere un articolo sulla board avrebbe una certa eleganza circolare. Potrei anche aggiungerle una checklist dedicata alla manutenzione della scheda, ma preferirei fermarmi prima.
Queste rubriche non sono automatiche nel senso che si scrivono da sole. Purtroppo richiedono ancora ricerche, scelte, revisioni e tutto ciò che normalmente si frappone tra una pagina vuota e un articolo pubblicato.
Sono cicliche nel loro ritorno.
Hanno già un posto nel calendario e un meccanismo che le rimette in movimento. Non devono essere recuperate dopo mesi, non dipendono da una campagna sospesa e non richiedono di ricostruire ogni volta l’ultima decisione presa.
Per seguirle basta il loro ritmo editoriale. Aggiungerle alla pipeline significherebbe registrare una seconda volta un lavoro che possiede già il proprio sistema.
Che cosa merita davvero una scheda
Si rafforza quindi sempre di più l’idea diventata fondante che, una scheda, diventa utile quando il passaggio successivo non è scontato.
Serve per una serie narrativa composta da molti episodi, soprattutto quando il giocato, la prima stesura e la revisione non procedono nello stesso momento. Serve per un progetto di game design che può tornare più volte sulle proprie regole. Serve per una recensione che dipende da partite ancora da completare o da materiale da studiare.
Serve anche quando un progetto può fermarsi per settimane e riprendere in un momento diverso. In quel caso la scheda conserva il punto raggiunto e impedisce che la ripartenza diventi ogni volta una piccola indagine archeologica. Di solito completa di documenti chiamati “definitivo”, “definitivo nuovo” e “questo dovrebbe essere quello giusto”.
È ciò che accade con le campagne, con i giochi da rigiocare, con le stagioni narrative e con i progetti che devono accumulare materiale prima di poter cominciare a essere pubblicati.
Questi lavori non seguono soltanto una data. Hanno una storia produttiva. Possono avanzare, fermarsi, tornare indietro o cambiare forma. Possono dipendere da una sessione di gruppo, da una decisione narrativa, da un playtest o da un controllo editoriale più lungo del previsto.
Sono precisamente le cose che rischiano di sparire dietro quelle più urgenti.
La board deve ricordarmi soprattutto queste.
I progetti che non trovano posto
Esistono poi progetti che restano fuori dalla board per una ragione diversa. Non possiedono la regolarità delle rubriche ricorrenti, ma nemmeno un percorso che possa essere rappresentato bene attraverso le fasi della pipeline editoriale.
IsthArt, per esempio, procede attraverso opere, immagini e sperimentazioni visive. KIKAI no YUME si muove tra musica, atmosfera, grafica e costruzione tecnica delle pagine. Entrambi fanno parte di Isthbox, ma costringerli dentro WRITE, EDIT o PUBLISHING servirebbe soprattutto a dimostrare che anche una colonna può diventare abbastanza vaga da contenere qualsiasi cosa.
Poi ci sono il worldbuilding e la costruzione delle fondamenta di alcuni progetti dai nomi in codice poco creativi: EPTK e ILN.
Per EPTK ho deciso di progettare un mondo, una storia articolata in più libri (forse una pentalogia) e tutto ciò che serve a impedirle di crollare dopo cinquanta pagine. Il progetto sta crescendo, ma si trova ancora in una fase in cui una scheda pubblica direbbe molto poco oppure decisamente troppo. Per il momento è sufficiente sapere che le fondamenta esistono e che continuano ad allargarsi con la moderazione tipica delle fondamenta destinate a sostenere un’opera più ampia di quanto mi sarei aspettato all’inizio e con la costante idea che un ci sia il rischio che un elefante partorisca un topolino. É ormai evidente anche ai più refrattari alla realtà, che cominciare da un racconto breve o idee più abbordabili, sembri sempre, al mio cervello, una concessione eccessiva alla prudenza.
Anche ILN occupa uno spazio particolare. È un progetto reale, a più mani, già esistente, nuovamente in lavorazione e già affidato alle cure e ai giudizi di lettori esterni, ma non voglio che la sua presenza in una bacheca venga interpretata come un annuncio o come la promessa di un’uscita vicina.
Ha bisogno di tempo, revisione e della libertà di cambiare ancora. Preferiamo lasciarlo avanzare senza costruirgli intorno aspettative più grandi del testo stesso. Quando avrà raggiunto una forma abbastanza solida da poter essere mostrata, troverà anche il posto giusto nella mappa.
Non essere nella pipeline, quindi, non significa necessariamente essere fermo o inesistente.
A volte significa soltanto che il progetto non ha ancora bisogno di una scheda. Altre volte significa che, prima di spiegare dove sta andando, sarebbe opportuno capire quanto è lunga la strada.
Nel frattempo, il laboratorio si muove
Definire che cosa lasciare fuori dalla bacheca non ha fermato il lavoro. Semmai ha reso più semplice vedere quello che, nel frattempo, stava avanzando.
Le schede rimaste nella pipeline non sono lì soltanto per occupare una colonna. Raccontano progetti che hanno cambiato fase, serie che si stanno avvicinando alla pubblicazione e lavori ancora lontani dall’essere conclusi, ma meno lontani di qualche settimana fa.
Il Caveau Aureo ha cominciato la pubblicazione della sua terza avventura. La prima parte è uscita e il resto del materiale sta proseguendo attraverso la revisione e la preparazione editoriale. Il lavoro non consiste più nel chiedersi quando uscirà dai vari steps pre pubblicazione, ma nell’accompagnarla fino alla fine senza perdere continuità tra un’uscita e l’altra.
Anche 1000 anni da Vampiro ha superato la fase in cui esisteva soprattutto come progetto complessivo. E anche molto molto velocemente. Il primo episodio è stato pubblicato e altri quattro sono entrati in scrittura. La serie dovrebbe essere lunga dieci episodi, ma ora possiede un inizio reale e una parte del percorso successivo già individuata.
Per VOID 1680 AM – After the Long Road, i primi tre episodi sono approvati. Il quarto è in bozza e il quinto, destinato a chiudere la prima stagione, ha già una direzione narrativa. La serie non è ancora interamente pronta, ma Daniel Mercer, gli altri personaggi e WERG 1475 AM hanno ormai smesso da tempo di essere soltanto una possibilità annotata tra le altre. Ammetto di essermi divertito abbastanza da pensare ad una seconda stagione.
Anche la prima stagione di Star Trek: Captain’s Log ha fatto passi avanti. Gli episodi 3 e 4 sono scritti, il quinto deve affrontare l’editing, il sesto è stato approvato e il settimo è entrato in pianificazione. L’ordine non è perfettamente lineare, ma questa è proprio una delle ragioni per cui la serie merita di restare nella pipeline: mentre un episodio viene corretto, quello successivo può essere già definito e il finale scritto può cominciare a prendere forma.
Deadline: A Clockwork Press, invece, è tornato indietro ed è ripartito meglio. I tre vecchi cicli di prova sono stati separati dalla nuova versione canonica, la struttura della redazione è stata definita e il modello del giornale su WordPress è stato messo alla prova. La pubblicazione non inizierà finché l’articolo introduttivo e i primi due cicli non saranno completi. Non è ancora un risultato visibile sul blog, ma è un avanzamento concreto: il progetto ora sa che cosa deve diventare prima di presentarsi al pubblico.
Until the Drums Fall Silent resta un progetto di game design ancora in lavorazione. Il suo nucleo tecnico è stato sottoposto a una lunga serie di controlli e le principali questioni sono state consolidate, anche se alcune meccaniche richiedono ancora decisioni importanti. Non è vicino alla pubblicazione e fingere il contrario non aiuterebbe. Rispetto al punto di partenza, però, non è più soltanto un’idea su un gioco di guerra in solitaria: possiede ormai una struttura sulla quale continuare a lavorare.
Infine una brevissima nota su I,Napoleon di GMT Games che ha superato il primo passo per essere messo nella colonna MASTER come racconto di una sessione da gioco da tavolo. È stato fermato solo perché in attesa della nuova espansione: I, Napoleon: The Limits of Glory
Non tutti i progetti avanzano nello stesso modo. Pubblicare un episodio, approvare una stesura, stabilire una struttura o riconoscere che una regola non funzioni sono movimenti diversi.
Una board incompleta per scelta
La pipeline pubblica non rappresenta tutto Isthbox.
Non contiene ogni articolo in preparazione, non mostra l’intero calendario e non registra automaticamente tutto ciò che viene pubblicato. Alcune rubriche continuano a esistere fuori dalla board perché dispongono già di un percorso sufficiente. Altri progetti restano altrove perché seguono processi differenti oppure non hanno ancora raggiunto una forma che valga la pena tradurre in una scheda pubblica.
Questa volta l’assenza non indica che una scheda sia rimasta indietro, ma Indica che non serve davvero.
La bacheca può quindi restare dedicata ai lavori che hanno bisogno di essere accompagnati: le serie narrative, gli episodi, le recensioni più articolate, i giochi ancora da progettare e tutti quei progetti capaci di aspettare in silenzio finché non ci si dimentica dove fossero arrivati.
Ho cominciato costruendo Trello come se dovesse diventare una mappa completa di Isthbox. Ora mi sembra più utile considerarlo un banco di lavoro.
Su un banco non si appoggia tutto ciò che esiste nel laboratorio. Si tengono gli strumenti necessari e i pezzi sui quali si sta intervenendo. Il resto può trovarsi altrove senza essere perduto.
Anche la versione pubblica della board va letta in questo modo. Come ho sempre sottolineato, non è il catalogo completo di quello che facciamo e non è una promessa su tutto ciò che verrà pubblicato.
Il laboratorio è più grande della sua bacheca.
Trovo sia meglio così.
Cosa sto provando
Usare la board soltanto per i progetti che hanno davvero bisogno di essere accompagnati attraverso più passaggi.
Cosa sembra funzionare
Lasciare fuori le rubriche ricorrenti e i progetti che seguono percorsi diversi riduce il rumore e rende più visibili le opere editoriali che possono fermarsi, cambiare direzione o perdersi tra una fase e l’altra.
Cosa resta da capire
Dove collocare il confine quando una rubrica ricorrente genera un articolo particolarmente complesso o quando un progetto esterno alla pipeline raggiunge una fase in cui, almeno per un tratto, avrebbe bisogno di essere seguito nella board.
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IL LABORATORIO DI ISTHBOX – PIPELINE EDITORIALE (al 26/09/2026)