Incantabolario di Darnell – Episodio 012
Benvenuti nell’Incantabolario di Darnell
Qui troverete ogni incantesimo del Manuale del Giocatore di D&D 5e… usato nel modo meno opportuno possibile.
ll protagonista è Darnell, mago dall’ego smisurato e dal giudizio incerto, accompagnato da un party che meriterebbe di meglio: Brogan il barbaro, Tilya la ladra e Sir Cedric Luminos, paladino e aspirante martire della pazienza.
Incantesimo:
Sonno (Sleep) – 1° livello, Ammaliamento, tempo di lancio 1 azione, gittata 27 metri, area di 6 metri di raggio, durata 1 minuto, componenti V, S, M (un pizzico di sabbia fine, petali di rosa oppure un grillo)
Descrizione:
L’incantesimo fa cadere le creature in un sonno magico. Si tirano 5d8 per determinare il totale dei punti ferita che può influenzare, cominciando dalla creatura nell’area con meno punti ferita attuali. Le creature colpite restano prive di sensi fino al termine dell’incantesimo, finché subiscono danni oppure qualcuno usa un’azione per svegliarle. Non ha effetto sui non morti e sulle creature immuni alla condizione affascinato. Usando uno slot di livello superiore, il totale aumenta di 2d8 per ogni livello oltre il primo.
Alla Scrofa Volante esistevano ormai tre regole.
Non toccare la birra del mezzorco.
Non toccare la barista.
E, dopo una riunione straordinaria durata sette minuti, era apparsa anche la terza: non permettere a Darnell di risolvere le emergenze all’interno della taverna.
«La terza regola è discriminatoria,» disse Darnell.
Marian posò davanti a Brogan un piatto abbastanza grande da placare un gigante delle colline.
«La terza regola porta il tuo nome perché le prime due non sono bastate.»
Darnell aprì la bocca per replicare, ma sbadigliò.
Il gruppo era rientrato a Valpietra da meno di un’ora. Il tramonto era passato da un pezzo e la taverna era ormai quasi deserta. Avevano trascorso tre giorni inseguendo un presunto negromante che si era rivelato essere un becchino molto riservato, due notti dormendo sotto la pioggia e un intero pomeriggio a discutere con una capra che sosteneva di appartenere al sindaco di un altro villaggio.
Brogan aveva una fasciatura intorno alla spalla, Sir Cedric zoppicava leggermente e Tilya esibiva sul dorso della mano un taglio che aveva definito «superficiale» subito prima di minacciare chiunque avesse tentato di medicarlo.
Darnell sosteneva di stare perfettamente bene. Aveva già appoggiato la testa sul tavolo due volte.
Tilya rovesciò il contenuto della borsa del compenso sul legno.
Otto monete, una fibbia spezzata e un bottone.
«Tre giorni di incarico,» mormorò sconsolata. «Otto monete.»
Brogan osservò il bottone.
«Quanto vale quello?»
«Dipende da quanto sei disposto a mentire.»
Sir Cedric tentava di ripulire il proprio simbolo sacro con un lembo del mantello.
«Abbiamo aiutato persone in difficoltà. Il valore di un’impresa non si misura soltanto nel denaro.»
«Bene,» rispose Tilya. «Allora il prossimo conto lo paghiamo in gratitudine.»
Darnell sollevò la testa.
«Posso trasformare il bottone in qualcosa di utile.»
Brogan smise di mangiare.
«No.»
«Non sai nemmeno cosa stessi per proporre.»
«E non voglio saperlo.»
La porta della taverna si spalancò.
Tre uomini entrarono trascinando sacchi, armi e una quantità di fango sufficiente a fondare un piccolo stagno.
Il primo era largo quasi quanto Brogan, portava un randello ferrato e sembrava essere l’unico dei tre a non aver trascorso la giornata rotolando giù da una collina. Gli altri due erano giovani, sporchi e malconci. Uno perdeva sangue da un sopracciglio; l’altro respirava come se ogni boccata d’aria dovesse essere decisa prima dalla sua volontà e poi dai suoi polmoni.
Tra loro trascinavano una gabbia coperta da un telo scuro. Qualcosa all’interno graffiò le sbarre.
Il capo dei briganti chiuse la porta e appoggiò il randello sulla spalla.
«Nessuno esce.»
Marian posò lentamente il boccale che stava asciugando.
«Avete sbagliato taverna,» disse con calma.
Sir Cedric si alzò. L’armatura emise un cigolio che cercò invano di sembrare autorevole.
«Qualunque cosa abbiate fatto, non è necessario peggiorare la vostra situazione. Posate le armi e arrendetevi.»
Uno dei briganti più giovani guardò il compagno.
«È un paladino.»
«L’avevo capito dall’armatura,» sussurrò l’altro.
«Io dal discorso.»
Il capo picchiò il randello contro il tavolo più vicino.
«Seduti.»
Brogan si voltò verso Marian.
«Posso?»
«La terza regola,» disse Marian.
«Non sono Darnell.»
«Lo so. Era per lui.»
Tilya osservava le finestre, la porta sul retro e le distanze tra i tavoli.
«Sono stanchi,» mormorò. «I due dietro soprattutto.»
Cedric mantenne lo sguardo sul capo.
«Ci sono civili nella sala.»
«Anch’io ho notato i civili,» rispose Darnell.
Tilya lo fissò.
«Quella frase mi preoccupa.»
Dalla gabbia arrivò un altro colpo.
Il capo si voltò.
«Ferma, merce.»
Il telo si sollevò per un istante. Sotto comparvero due occhi gialli colmi di un rancore molto istruito.
Darnell inclinò la testa.
«Cosa c’è lì dentro?»
«Nulla che ti riguardi.»
«Ha degli occhi.»
«Molte cose li hanno.»
«Non tutte vengono chiamate merce.»
Il brigante sollevò il randello.
«Ultimo avvertimento.»
Darnell si guardò intorno.
Brogan era ferito.
Cedric zoppicava.
Tilya aveva già una mano sotto il tavolo, probabilmente intorno a un pugnale.
Marian era pronta a sollevare la propria.
Gli avventori più vicini alla porta non avevano alcun posto in cui fuggire.
Il mago si alzò sulla panca per osservare meglio la sala.
«Posso risolvere tutto senza violenza.»
Marian sollevò una mano.
Per un istante la magia parve raccogliersi tra le sue dita.
Darnell la guardò.
Lei osservò i briganti, gli avventori intrappolati e Brogan che sembrava ormai sul punto di risolvere la questione usando il tavolo.
«Una possibilità,» disse.
Darnell sorrise.
Marian se ne pentì prima ancora che iniziasse a pronunciare la formula.
La magia si diffuse nella sala come un sospiro.
Il brigante con il sopracciglio ferito lasciò cadere la spada e crollò su una sedia.
L’altro fece appena in tempo a dire «Oh» prima di addormentarsi contro il muro.
Due avventori scivolarono sotto i tavoli.
Tilya appoggiò la fronte sulle monete. Cedric si sedette con una lentezza solenne, poi si afflosciò sopra il proprio simbolo sacro.
Brogan cadde in avanti. Il suo viso atterrò direttamente nel piatto.
Marian indicò Darnell con un dito accusatore.
«Tu…»
Si addormentò in piedi.
Rimase così per un istante, poi cadde dietro il bancone.
La Scrofa Volante sprofondò nel silenzio.
Il capo dei briganti rimase sveglio.
Darnell, fuori dall’area che aveva scelto per l’incantesimo, rimase sulla panca.
Dalla gabbia arrivò un lungo e irritato sospiro.
Il brigante guardò i propri uomini. Guardò gli avventori. Guardò Brogan con la faccia nel cibo.
Infine alzò gli occhi verso Darnell.
«Hai addormentato tutti tranne me.»
Darnell esaminò attentamente il risultato.
«Naturalmente.»
«Naturalmente?»
«Qualcuno dovrà pur rispondere alle domande.»
Il brigante abbassò il randello dalla spalla.
«Ho una domanda.»
Darnell scese dalla panca.
«Prego.»
«Quanto lontano pensi di arrivare prima che ti rompa le gambe?»
Darnell guardò la porta. Poi il brigante. Poi di nuovo la porta.
«La fase dell’interrogatorio potrebbe essere stata programmata troppo presto.»
Il capo si mosse verso i compagni addormentati.
Darnell afferrò lo schienale di una sedia e la spinse tra loro. Il brigante la scavalcò.
Darnell tirò una tovaglia. Piatti, bicchieri e una scodella di stufato precipitarono a terra.
Il capo scivolò, recuperò l’equilibrio e lo fissò.
«Quello era lo stufato della casa,» disse Darnell. «Adesso la questione è personale.»
Il brigante gli corse dietro. Darnell aggirò un tavolo, saltò sopra una panca e finì accanto ai due complici addormentati.
Il capo si chinò verso il più vicino. Darnell gli lanciò un boccale.
Il boccale colpì il brigante sulla fronte.
«Basta!»
«Non puoi svegliarli.»
«Perché?»
«Perché li ho addormentati.»
Il brigante esitò, forse in attesa di una spiegazione più articolata. Darnell non ne aveva una.
Il capo cambiò direzione e puntò verso Brogan. Darnell rovesciò una sedia davanti a lui.
Il brigante la spezzò con un calcio.
Darnell impallidì.
«Marian ci teneva a quella.»
Dietro il bancone, la barista continuava a dormire.
Il capo tentò di raggiungere Cedric. Darnell lo spinse lontano usando il lungo manico di una scopa.
Il brigante afferrò il manico e tirò. Darnell lasciò la presa. Il capo perse l’equilibrio e finì contro un tavolo.
Il brigante si rialzò. Darnell arretrò.
A ogni passo doveva controllare di non calpestare un cliente, urtare un compagno o avvicinarsi troppo a Marian. Il capo, al contrario, non sembrava nutrire particolari preoccupazioni per il mobilio, gli innocenti o l’architettura.
Dalla gabbia arrivò un nuovo rumore. Il telo scivolò a terra.
All’interno c’era un gatto persiano bianco, anche se il fango e la fuliggine avevano ridotto considerevolmente la parte chiara lasciando ampie striature scure su tutto il pelo. Portava una piccola museruola di cuoio ed era rannicchiato con tutta la dignità consentita da una gabbia troppo stretta.
Il gatto fissò Darnell. Darnell fissò il gatto.
Il gatto indicò con gli occhi il brigante alle spalle del mago.
Darnell si abbassò. Il randello passò sopra la sua testa.
«Grazie,» disse al gatto.
Il persiano chiuse lentamente gli occhi, come se stesse già rivalutando la qualità della persona appena aiutata.
Darnell si rialzò e corse verso la gabbia. Il capo la raggiunse per primo.
«Non toccare la merce.»
«È un gatto.»
La creatura emise un verso soffocato che sembrava contenere almeno quattro obiezioni.
«Parla,» disse il brigante. «O almeno ci prova. Qualche ricco idiota pagherà bene.»
Darnell guardò il persiano.
«Ha l’aria di uno che si farebbe pagare per essere comprato.»
Il gatto annuì con decisione. Il capo afferrò la gabbia.
«Basta correre.»
Darnell raccolse da terra un boccale ancora mezzo pieno.
«Concordo.»
Glielo rovesciò addosso.
Il brigante rimase immobile. La birra gli scese lungo il viso.
Per un istante guardò la gabbia, come se ricordasse che avrebbe potuto valere del denaro.
Poi guardò Darnell.
Il valore commerciale del gatto smise di essere una priorità. Gli scagliò contro la gabbia.
Darnell avrebbe potuto abbassarsi. Vide il camino acceso alle proprie spalle. Si tuffò di lato.
La gabbia gli colpì le mani, lo trascinò contro uno sgabello e insieme rotolarono sul pavimento. Darnell urtò il bancone con una spalla, perse il cappello e finì dietro di esso con il contenitore stretto al petto.
Un boccale vuoto cadde da uno scaffale e gli rimbalzò sulla testa.
«Tutto sotto controllo,» disse, senza sapere a chi.
Dalla gabbia arrivò una risposta soffocata. Darnell sollevò il telo rimasto impigliato tra le sbarre.
Il gatto lo fissava.
Aveva un sopracciglio annerito dalla fuliggine e una quantità di polvere sulla pelliccia che avrebbe richiesto l’intervento di almeno tre domestici.
«Ah.»
Il persiano socchiuse gli occhi. Darnell aprì il chiavistello e gli tolse la museruola.
Il gatto inspirò profondamente.
«Giovane mago, prima che tu compia un’altra azione priva di fondamento teorico, sarà necessario analizzare la natura dell’incantesimo utilizzato, la distribuzione dei soggetti coinvolti e almeno tre principi tattici che evidentemente…»
Darnell sbirciò oltre il bancone. Il brigante stava arrivando.
«C’è una parte utile?»
Il gatto lo guardò come se la domanda avesse danneggiato secoli di tradizione arcana.
«La parte utile richiede una premessa.»
«Possiamo sopravvivere prima e fare la premessa dopo?»
«È precisamente questo atteggiamento ad aver prodotto la situazione attuale.»
Darnell indicò la gabbia.
«La situazione attuale ti ha fatto uscire da lì.»
Il gatto tacque.
«Osservazione tecnicamente corretta,» concesse infine.
Il brigante superò il bancone. Darnell e il gatto sbucarono dall’altro lato.
Il persiano atterrò sul pavimento con sorprendente eleganza, si voltò e iniziò a correre accanto al mago.
«Continui a impedire ogni risveglio,» disse. «Dovresti invece domandarti quale dei dormienti sarebbe più utile avere cosciente.»
Darnell guardò Tilya. Poi Cedric. Infine Brogan, ancora immerso nello stufato.
«Questa la so.»
Il brigante aggirò il tavolo. Darnell si lanciò verso Brogan. Il gatto continuò a corrergli accanto.
«Una creatura soggetta all’incantesimo può essere risvegliata mediante un’azione diretta oppure qualora subisca un danno sufficiente a…»
Darnell vide il randello.
«Ho capito.»
«Non avevo terminato.»
Darnell si fermò davanti a Brogan.
Il brigante alzò il randello.
«Hai sbagliato direzione.»
«Me lo dicono spesso.»
Il colpo calò.
Darnell si spostò all’ultimo momento. Il randello raggiunse Brogan alla testa.
Il barbaro aprì gli occhi soffocandosi con la minestra.
Rimase immobile per un istante, come se stesse decidendo se tornare a dormire o dichiarare guerra al mondo.
Sollevò lentamente il volto dal piatto. Una foglia di prezzemolo gli aderiva alla fronte.
«Chi mi ha colpito?»
Darnell indicò immediatamente il brigante.
«Lui.»
Il capo guardò Darnell.
«Sei stato tu a…»
Brogan si alzò. Il brigante indietreggiò. Brogan avanzò.
«È stato un incidente.»
Brogan guardò Darnell.
«È stato un incidente?»
Darnell scosse la testa.
«Sembrava molto intenzionale.»
Il brigante tentò di sollevare il randello. Brogan glielo tolse di mano. Poi lo prese per il colletto.
La trattativa terminò con un rumore breve, un tavolo che scricchiolò e il capo dei briganti che decise spontaneamente di riposare accanto ai propri uomini.
Il gatto persiano osservò Brogan.
«Metodo rozzo.»
Darnell annuì.
«Ma rapido.»
«Non approvavo.»
«Neanche io. Per questo l’ha fatto lui.»
Brogan si voltò.
«Chi è il gatto?»
Il persiano irrigidì il dorso.
«Non sono…»
«Dopo,» disse Darnell. «Prima svegliamo gli altri.»
Brogan prese Tilya per una spalla e la scosse. La ladra aprì gli occhi e afferrò il suo polso prima ancora di essere completamente cosciente.
«Lasciami.»
«Ti sto svegliando.»
«Ci sei riuscito.»
Cedric si risvegliò con un sussulto e cercò immediatamente la propria spada. Darnell sollevò entrambe le mani.
«Situazione risolta.»
Cedric guardò i tre briganti distesi a terra, due tavoli rovesciati, una sedia spezzata e Brogan coperto di stufato.
«Qual era la situazione prima che la risolvessi?»
«Leggermente meno ordinata.»
Marian si sollevò lentamente da dietro il bancone. Aveva i capelli scomposti, lo sguardo vuoto e un boccale ancora stretto in una mano.
Vide la sedia spezzata. Vide lo stufato sul pavimento. Vide il proprio bancone ammaccato.
Infine vide Darnell.
«Avevo aggiunto una regola.»
«La formulazione era troppo generica.»
Marian inspirò. Tilya le posò una mano sul braccio.
«Prima leghiamo i briganti.»
Cedric recuperò alcune corde dai sacchi degli aggressori.
«Concordo. Le responsabilità verranno stabilite successivamente.»
«Mi sembra ragionevole,» disse Darnell.
Il gatto persiano saltò sul tavolo.
Si sedette tra un boccale rovesciato e uno dei briganti legati. Si passò una zampa sopra un orecchio, si accorse di ciò che stava facendo e la riportò immediatamente a terra.
«Rimozione rituale delle impurità.»
Nessuno aveva chiesto spiegazioni. Il persiano sollevò il mento.
«Ora che il pericolo immediato è cessato, ritengo necessario procedere con le presentazioni formali.»
Cedric si voltò verso di lui.
«Voi… parlate.»
«Osservazione modesta, ma accurata.»
Il gatto raddrizzò la schiena.
«Avete l’onore di trovarvi al cospetto di Althamarion Vaeloren il Sapiente, arcimago elfico, studioso delle Sette Arti, custode di conoscenze che precedono la fondazione di molti dei vostri regni e consigliere di..»
Cedric impallidì.
«Althamarion Vaeloren?»
Il gatto gli concesse un lento cenno del capo.
«Finalmente qualcuno con una formazione adeguata.»
Cedric osservò la creatura sul tavolo.
«Althamarion Vaeloren scomparve secoli fa.»
«Questa è una semplificazione storica.»
Tilya incrociò le braccia.
«Sei lui?»
«Sono precisamente colui che ho dichiarato di essere.»
«Non è una prova.»
Althamarion la studiò.
«Prudenza epistemologica. Apprezzabile, anche quando rivolta contro di me.»
Brogan lo prese in braccio.
«Ha una zampa sporca.»
Althamarion si irrigidì.
«Lasciami immediatamente. Ho negoziato con sovrani, sconfitto creature delle quali la tua specie non conserva neppure il nome e attraversato piani dell’esistenza che…»
Brogan gli controllò una zampa.
Poi gli raddrizzò la pelliccia sulla testa.
Infine cominciò distrattamente a grattarlo dietro un orecchio.
Althamarion continuò a parlare.
«…richiederebbero decenni di studio anche soltanto per essere… comprese…»
La voce rallentò. Un suono basso e regolare cominciò a vibrare nel petto del gatto.
Brogan continuò. Althamarion chiuse gli occhi. Le fusa aumentarono.
Poi il persiano sembrò rendersi conto di ciò che stava accadendo.
Spalancò gli occhi. Tilya osservava la scena con il suo sguardo indagatore.
«Non era ciò che sembrava,» dichiarò Althamarion. «Si tratta di una vibrazione meditativa elfica.»
Darnell osservò il gatto tra le braccia di Brogan.
«Batuffolo.»
Althamarion smise persino di protestare contro le carezze.
«Come mi hai chiamato?»
«Batuffolo.»
«Mi sono appena presentato come Althamarion Vaeloren il Sapiente.»
«Appunto. Batuffolo è più corto.»
«Hai eliminato ogni singola parte del mio nome.»
«L’ho reso più carino.»
Brogan lo rimise a terra.
Althamarion si ricompose la pelliccia con alcuni rapidi colpi di lingua. Se ne accorse.
Si immobilizzò con la lingua ancora leggermente fuori.
La ritirò.
«Rimozione rituale delle impurità,» ripeté.
Darnell annuì con serietà.
«Molto rituale.»
Althamarion gli rivolse uno sguardo severo.
Poi la sua espressione cambiò.
«Poco fa avresti potuto evitare la gabbia.»
Darnell raccolse il proprio cappello da terra e ne controllò le condizioni.
«Vero.»
«Avresti potuto raggiungere uno dei tuoi compagni. Avresti potuto abbandonare al fuoco una creatura della quale ignoravi identità, natura e valore.»
Darnell scrollò le spalle.
«C’eri tu dentro.»
Per la prima volta da quando aveva cominciato a parlare, Althamarion non trovò immediatamente una risposta.
Tilya guardò Darnell. Cedric abbassò lentamente le mani con cui stava legando uno dei briganti.
Persino Marian smise per un istante di contemplare la sedia spezzata.
Althamarion si schiarì la voce.
«Secondo un antico codice della mia gente, una vita salvata genera un debito che non può essere ignorato. Resterò al tuo fianco finché non lo avrò saldato.»
Darnell sorrise.
«Ho un famiglio.»
«Non sono il tuo famiglio.»
Darnell si voltò verso Brogan.
«Il mio famiglio parla.»
«Sto contestando proprio quella definizione.»
Darnell indicò Althamarion.
«È ancora un po’ confuso.»
«La mia permanenza avrà anche un’utilità educativa,» continuò il gatto, cercando di recuperare il controllo della conversazione. «È evidente che la tua preparazione possieda lacune considerevoli, soprattutto nell’applicazione tattica degli incantesimi e nella valutazione delle conseguenze.»
«Concordo,» disse Darnell. «La prima lezione sarà domani.»
«La lezione sarà impartita da me.»
«Perfetto. Cominceremo dalle basi.»
«Le basi saranno impartite da me.»
Darnell sorrise.
«Mi piace il tuo entusiasmo, Batuffolo.»
Althamarion si voltò con dignità e passò accanto a Marian.
Senza interrompere il passo, si strusciò contro la sua gamba.
Si immobilizzò.
Tornò indietro di mezzo passo e osservò il punto esatto nel quale il proprio fianco aveva toccato il grembiule della barista.
«Stavo valutando la composizione del tessuto.»
Marian lo guardò. Poi prese una ciotola da sotto il bancone, la riempì di latte e la posò davanti a lui.
«Valuta questa.»
Althamarion fissò il contenuto.
«La dieta di un arcimago elfico richiede ingredienti selezionati, preparazioni complesse e un equilibrio nutrizionale che tenga conto della raffinata costituzione del…»
Abbassò la testa. Bevve con avidità.
Brogan sorrise. Althamarion sollevò appena il muso.
«È accettabile.»
Marian osservò la taverna.
I briganti erano legati in un angolo. Gli avventori si stavano lentamente svegliando.
Brogan aveva ancora il prezzemolo sulla fronte. Cedric cercava di raddrizzare una sedia con un solo bracciolo. Tilya aveva recuperato sette delle otto monete.
Darnell stava già tentando di decidere dove avrebbe dormito il nuovo famiglio.
Un leggendario arcimago elfico beveva latte da una ciotola.
Marian prese la tavoletta delle regole. Aggiunse una quarta riga.
Non adottare ciò che entra nella taverna durante una rapina.
«Non è un’adozione,» disse Darnell. «È un accordo accademico con il mio famiglio.»
«Non sono il tuo famiglio.»
Marian aggiunse una quinta riga.
Non discutere la quarta regola.
Più tardi, quando i briganti furono consegnati alle guardie e i tavoli tornarono quasi tutti al proprio posto, il gruppo si raccolse nuovamente intorno al tavolo abituale.
Brogan mangiava. Tilya ricontava le monete. Cedric sfogliava un piccolo libro alla ricerca del nome di Althamarion Vaeloren.
Marian puliva un boccale che non aveva più alcuna possibilità di tornare integro. Batuffolo occupava la sedia accanto a Darnell.
Il gatto osservava il mago con l’espressione paziente e severa di un maestro che aveva appena scoperto la reale portata del proprio compito.
Darnell lo osservava con l’orgoglio indulgente di un maestro soddisfatto del nuovo allievo.
«Domani cominciamo dalle basi,» disse il mago.
«Per una volta,» rispose Althamarion, «siamo perfettamente d’accordo.»
Entrambi sorrisero.
Per ragioni completamente opposte.
Nota sul campo:
La maggior parte dei briganti è stata neutralizzata senza combattimento. Il soggetto rimasto sveglio è stato mantenuto cosciente per esigenze di interrogatorio e successivamente affidato a Brogan.
Il metodo utilizzato per risvegliare il barbaro si è dimostrato rapido, benché Brogan continui a definire l’intera procedura «una bastonata». Il quartier generale è stato salvato. Ho inoltre acquisito un famiglio dotato di discrete conoscenze teoriche, una voce adeguata e una notevole fiducia nelle proprie capacità.
Dice di essere stato un arcimago. È un ottimo punto di partenza. Domani cominceremo dalle basi.