Incantabolario di Darnell – Episodio 013

Benvenuti nell’Incantabolario di Darnell
Qui troverete ogni incantesimo del Manuale del Giocatore di D&D 5e… usato nel modo meno opportuno possibile.
ll protagonista è Darnell, mago dall’ego smisurato e dal giudizio incerto, accompagnato da un party che meriterebbe di meglio: Brogan il barbaro, Tilya la ladra e Sir Cedric Luminos, paladino e aspirante martire della pazienza.
Incantesimo:
Parlare con gli Animali (Speak with Animals) – 1° livello, Divinazione, rituale, tempo di lancio 1 azione, gittata personale, durata 10 minuti, componenti V, S.
Descrizione:
L’incantesimo permette all’incantatore di comprendere le bestie e comunicare verbalmente con loro. Le informazioni che possono fornire dipendono dalla loro intelligenza: possono riferire ciò che percepiscono nell’ambiente circostante e ciò che hanno osservato durante l’ultimo giorno, comprese eventuali creature incontrate. L’incantatore può anche provare a convincerle a compiere un piccolo favore, a discrezione del Dungeon Master. La comunicazione non aumenta l’intelligenza degli animali e non garantisce la loro collaborazione.
Alla Scrofa Volante esistevano ormai cinque regole.
Marian le aveva riscritte sulla tavoletta dietro il bancone con una calligrafia più severa del necessario, come se ogni lettera fosse stata incisa per scoraggiare il futuro.
La prima diceva di non toccare la birra del mezzorco.
La seconda di non toccare la barista.
La terza di non permettere a Darnell di risolvere emergenze dentro la taverna.
La quarta di non adottare ciò che entrasse nella taverna durante una rapina.
La quinta di non discutere la quarta.
Darnell le osservava con soddisfazione.
«Vedi, Batuffolo? La civiltà nasce dalle regole.»
Althamarion Vaeloren il Sapiente, arcimago elfico e studioso delle Sette Arti, sollevò il muso dalla sedia accanto al mago. La reincarnazione gli aveva lasciato intatti i titoli e lo aveva rinchiuso nel corpo di un gatto persiano.
«La civiltà nasce dalla memoria, dalla misura e dalla capacità di distinguere un principio da una reazione emotiva scritta col gesso.»
«Esatto,» disse Darnell. «Regole.»
«Inoltre…»
Brogan, seduto dall’altra parte del tavolo, gli grattò distrattamente la testa tra le orecchie. Althamarion chiuse gli occhi per un istante. Una vibrazione bassa e traditrice gli attraversò il petto.
Tilya lo guardò.
«Meditazione elfica?»
«Controllo respiratorio superiore,» rispose il gatto, riaprendo gli occhi con sguardo offeso.
Sir Cedric stava ancora studiando la tavoletta delle regole con espressione seria.
«Devo ammettere che la quarta norma ha una certa saggezza preventiva.»
«La quarta norma,» disse Marian da dietro il bancone, «esiste perché qualcuno ha adottato un arcimago durante una rapina.»
Darnell sorrise.
«Non l’ho adottato. L’ho integrato nella compagnia.»
«Non sono integrato,» disse Althamarion. «Sono temporaneamente associato per debito d’onore.»
In quel momento la porta della taverna si aprì con la violenza di chi aveva corso troppo e pensato troppo poco. Entrò il proprietario del pollaio di Margherita, con paglia nei capelli, piume sulle spalle e lo sguardo di un uomo che aveva perso da tempo il comando del proprio territorio.
«Darnell!» gridò.
Nella sala calò un silenzio immediato.
Marian posò lentamente il boccale che stava pulendo.
«Se è un’emergenza,» disse, indicando la terza regola, «fuori.»
L’uomo esitò. Guardò la tavoletta, poi Darnell, poi di nuovo la tavoletta.
«Non è dentro la taverna.»
«Ancora,» disse Tilya.
Il proprietario del pollaio fece un passo indietro, come a mettere formalmente il problema oltre la soglia.
«È Margherita.»
Brogan si raddrizzò.
«Ha mangiato qualcuno?»
«No.»
«Allora siamo in miglioramento.»
«Non mi lascia entrare nel pollaio,» disse l’uomo. «Non lascia entrare le galline. Non lascia uscire le uova, nel senso che non posso raccoglierle. Stamattina ha inseguito mia cognata fino al pozzo perché portava un cestino.»
Darnell annuì con attenzione.
«Un conflitto territoriale complesso.»
«È un’oca,» disse Tilya.
«Appunto. Una parte coinvolta, ma mai ascoltata.»
Althamarion si voltò verso di lui.
«Darnell.»
«Sì?»
«Ti conosco da poco, ma ho già imparato che quando il tuo volto assume quell’espressione, la prudenza dovrebbe abbandonare il luogo su gambe proprie.»
«Non temere,» disse Darnell alzandosi. «Questa volta useremo il dialogo.»
Tilya si passò una mano sul viso.
«Eccoci.»
Il pollaio di Margherita era esattamente come Darnell lo ricordava, con una differenza: sembrava meno un pollaio e più una piccola fortezza governata da una mente sospettosa.
Il cartello ATTENTI ALL’OCA pendeva ancora all’ingresso. Qualcuno aveva aggiunto sotto, con grafia incerta: ANCHE SE SEMBRA CALMA.
Margherita stava davanti al cancello, immobile. Le galline erano raccolte in vari punti del cortile, abbastanza vicine da ricordare la propria casa e abbastanza lontane da sperare di sopravvivere alla nostalgia.
Il proprietario indicò il recinto.
«Vedete?»
Margherita aprì appena le ali.
Brogan si fermò.
«Ci ha riconosciuti.»
«Non credo sia un vantaggio,» disse Tilya.
Sir Cedric avanzò di un passo, con le mani bene in vista.
«Margherita, veniamo in pace.»
L’oca starnazzò.
«Risposta negativa,» disse Brogan.
Darnell estrasse il grimorio con solennità.
«Il problema fondamentale è che finora abbiamo dedotto le intenzioni di Margherita dai suoi gesti.»
«I gesti erano beccate,» disse Tilya.
«Una forma energica di comunicazione non verbale.»
Althamarion saltò con grazia su un basso muretto accanto al pollaio.
«L’incantesimo che stai considerando consente di comunicare con bestie dotate di una minima intelligenza, entro limiti precisi. Non concede loro sapienza politica, memoria notarile o competenza amministrativa.»
Darnell sollevò un dito.
«Hai detto comunicare.»
«Ho detto anche limiti precisi.»
«Ogni grande dialogo comincia riconoscendo i limiti dell’altro.»
«Non era questa la conclusione.»
Darnell aveva già iniziato a tracciare il gesto arcano e a pronunciare la formula.
Un filo verde seguì il movimento delle dita di Darnell e si spense. Il vento mosse la paglia. Una gallina beccò il terreno. Margherita lo fissò con la stessa ostilità di sempre.
Poi Darnell inclinò la testa.
«Interessante.»
Tilya strinse gli occhi.
«Cosa ha detto?»
Darnell guardò una gallina marrone che si era avvicinata con cautela.
«Ha detto: “Grano. Ombra. Uovo. Lontano dal becco.”»
Il proprietario del pollaio impallidì.
«Dal becco di chi?»
Margherita starnazzò.
Darnell si voltò verso di lei.
«Margherita precisa che il becco è uno strumento di governo.»
«Ha detto davvero governo?» chiese Sir Cedric.
«Ha detto: “Mio. Via. Becco.” Ma il senso istituzionale è evidente.»
Althamarion chiuse gli occhi.
«No. Non lo è.»
Una seconda gallina iniziò a chiocciare.
Darnell ascoltò con la massima attenzione.
«Questa richiede accesso al fieno senza attraversare l’area di comando.»
«Area di comando?» ripeté il proprietario.
«Il tratto davanti al cancello.»
«Quello è l’ingresso!»
Margherita sbatté le ali.
Darnell annuì.
«Margherita contesta la definizione.»
Due bambini si fermarono sulla strada a guardare. Uno corse a chiamare la nonna, che arrivò col bastone e si fece ripetere cosa avesse detto l’oca. Il panettiere, ancora sporco di farina, lasciò il sacco che stava portando al vicino e si unì a loro. Altri si avvicinarono per sentire le risposte.
«Chiedile se abbia visto chi mi ruba le rape,» disse qualcuno.
«Il mio mulo si lamenta da settimane,» disse un altro. «Almeno credo. Mi guarda male.»
«Anche mia moglie mi guarda male,» borbottò il panettiere. «Serve lo stesso incantesimo?»
Tilya gli lanciò un’occhiata.
«Per te serve più coraggio.»
Brogan, intanto, si era chinato davanti a una gallina bianca.
«Questa dice qualcosa?»
Darnell ascoltò.
«Dice: “Sasso. Sasso. Non sasso.”»
Brogan prese un sassolino da terra e lo spostò.
La gallina lo fissò.
«Ho aiutato,» disse lui.
Sir Cedric cercò di assumere il controllo della situazione.
«Propongo ordine. Prima ascoltiamo le parti direttamente coinvolte, poi valutiamo se esista una soluzione equa per il proprietario, per le galline e per Margherita.»
Margherita emise un verso secco.
Darnell lo tradusse con grande gravità.
«Margherita non riconosce la giurisdizione esterna sul cancello.»
«È il mio cancello,» disse il proprietario.
«Non secondo l’attuale amministrazione del pollaio.»
«Amministrazione?» disse una voce nuova.
La folla si aprì.
Un uomo magro, vestito con abiti troppo formali per un cortile pieno di piume, avanzò verso il gruppo. Portava un registro sotto il braccio e l’espressione di chi considerava la spontaneità una minaccia all’ordine pubblico.
Dietro di lui c’erano quattro guardie.
Una di loro, più giovane delle altre, camminava con l’aria di chi avrebbe preferito chiedere permesso persino alla polvere. Quando vide Tilya, inciampò in un solco del terreno e si ricompose tossendo.
«Sindaco Steinbach,» mormorò il proprietario.
Oswald Steinbach si fermò davanti al pollaio.
«Mi è stato riferito che qui si sta tenendo una consultazione pubblica non autorizzata.»
Darnell sorrise.
«Sindaco! Arrivate in un momento importantissimo. Stiamo raccogliendo testimonianze.»
Oswald guardò Margherita.
«Da un’oca.»
«Da più soggetti,» precisò Darnell. «Galline, un’oca, forse un mulo in attesa di audizione.»
Oswald aprì il registro.
«Gli animali non risultano inclusi nell’elenco dei soggetti consultabili in materia civica.»
Margherita starnazzò violentemente.
Darnell sollevò una mano.
«Margherita considera l’elenco incompleto.»
«Margherita non considera nulla,» disse Oswald. «Margherita è un’oca.»
«Un’oca con responsabilità territoriali.»
«Non esiste alcuna responsabilità territoriale assegnata a un’oca da questo ufficio.»
Brogan guardò il pollaio.
«Però la svolge.»
Sir Cedric tossì.
«In effetti, sul piano puramente difensivo, l’efficacia della sorveglianza è difficile da negare.»
Oswald lo fissò.
«State proponendo il riconoscimento ufficiale di un’oca armata?»
«Non è armata,» disse Sir Cedric.
Margherita colpì il cancello con il becco.
Tilya sorrise appena.
«Dipende dalla definizione di arma.»
Althamarion, dal muretto, si schiarì la voce.
«Potresti chiederle che cosa la spaventi. Sarebbe un’informazione utile.»
Darnell indicò il gatto.
«Il mio consulente felino propone di ascoltare le preoccupazioni della cittadinanza.»
Althamarion si irrigidì.
«Non sono il tuo consulente felino.»
«Preferisci assistente diplomatico?»
«Preferisco Althamarion Vaeloren il Sapiente.»
«È meno immediato sui verbali.»
Oswald chiuse il registro con uno scatto.
«Non ci saranno verbali.»
La guardia giovane fece un passo avanti.
«Signor sindaco, devo annotare che non ci saranno verbali o non devo annotarlo?»
Oswald inspirò.
«Enos.»
«Sì, signor sindaco.»
«Non annotare l’assenza di verbali.»
Enos annuì, poi guardò Tilya per un istante di troppo.
«Cioè, sì. Non lo annoto.»
Tilya incrociò le braccia.
«Bravo.»
Enos arrossì fino alle orecchie.
«Grazie, signora ladra.»
Il silenzio che seguì fu breve ma molto pieno.
«Tilya,» disse lei.
«Tilya. Certo. Chiedo scusa. Non intendevo classificarvi per professione.»
«Peccato. Era quasi accurato.»
Darnell, nel frattempo, aveva ripreso ad ascoltare Margherita.
L’oca allungò il collo verso il fondo del recinto. Starnazzò, tornò a guardare il cancello e batté il becco contro il legno.
«Dietro. Denti. Via,» ripeté Darnell. «Il confine posteriore desta preoccupazione.»
«Da lì è entrata la volpe,» disse il proprietario. «Avevo messo una tavola, ma deve essere caduta.»
Brogan costeggiò il recinto. In fondo c’era un’apertura abbastanza larga per un predatore e una tavola appoggiata di traverso sull’erba. La sollevò.
«È caduta.»
Darnell si chinò davanti a Margherita.
«Se chiudiamo quel passaggio, puoi lasciar entrare le galline?»
L’oca voltò la testa verso Brogan, poi verso il cortile.
«Grano,» tradusse Darnell. «Asciutto.»
Il proprietario indicò una ciotola rovesciata vicino alla gronda. Il terreno sotto era ancora bagnato.
«Il becchime lo metto lì.»
«Non ne sembra entusiasta,» disse Tilya.
Oswald alzò una mano.
«Basta. Questa assemblea è sospesa.»
«Stavamo arrivando alle misure concrete,» disse Darnell.
«Allora smettete di chiamarla assemblea e sistemate il recinto.»
«Consultazione interspecie,» precisò il mago.
Oswald aprì di nuovo il registro. Questa volta Enos aspettò istruzioni.
Brogan rimise la tavola davanti all’apertura e la spinse nel terreno. Sir Cedric gli passò una pietra abbastanza pesante da tenerne ferma la base.
«Per ora regge,» disse il paladino. «Poi serviranno dei chiodi.»
Il proprietario annuì. Tilya raccolse la ciotola, la riempì dal sacco accanto al recinto e la posò su un tratto asciutto, poco lontano dal cancello.
Margherita fece due passi verso il grano.
Darnell si voltò verso gli spettatori.
«La prima parte dell’accordo è accettata.»
«Sta mangiando,» disse Althamarion.
«Con piena soddisfazione.»
Il proprietario afferrò il cestino e aprì il cancello. Margherita smise di beccare. Il manico di vimini oscillò sopra la sua testa.
L’uomo si immobilizzò con un piede dentro e uno fuori.
«Ecco. Fa così.»
Darnell ascoltò lo starnazzo.
«Alto. Via. Becco.»
Tilya gli prese il cestino e lo abbassò lungo la propria gamba. Margherita seguì il movimento, protese il collo e rimase ferma.
«Era questo?» chiese Tilya.
Darnell si rivolse all’oca. Attese la risposta.
«Grano. Mio.»
«Prova a entrare,» disse Tilya al proprietario.
L’uomo passò il cancello tenendo le mani basse. Tilya gli porse il cestino all’altezza delle ginocchia. Margherita lo sorvegliò finché raggiunse i nidi, poi tornò alla ciotola.
Il proprietario raccolse un uovo. Poi un secondo.
Nessuno venne beccato.
Darnell sorrise all’oca.
«Ti ringrazio per la collaborazione.»
Margherita rispose senza alzare la testa.
«Mio. Fuori.»
«Conserva alcune riserve sull’accesso del pubblico.»
Sir Cedric si spostò davanti agli spettatori e liberò il passaggio. La gallina marrone attraversò il cancello, aggirò Margherita e raggiunse il fieno. Le altre la seguirono, con qualche esitazione.
Brogan appoggiò le mani sulla staccionata.
«Funziona.»
Un uomo in fondo alla folla alzò il braccio.
«Potete chiedere al mio cane chi gli tiri i sassi? So che è il figlio del conciatore, ma suo padre vuole un testimone.»
«Prima io col mulo,» protestò un altro.
Oswald interruppe entrambi.
«Nessuno porterà animali a testimoniare in municipio.»
Darnell guardò il proprietario, che stava uscendo col cestino pieno.
«Potremmo iniziare con questioni più semplici. L’accesso ai cortili, per esempio.»
Il sindaco girò una pagina del registro.
«Niente altre consultazioni oggi. Enos, fai liberare la strada.»
La guardia giovane si avvicinò agli spettatori.
«Vi prego di lasciare il passaggio. Il signore deve uscire con le uova.»
Il proprietario attraversò la folla tenendo il cestino basso. Solo quando fu al sicuro lo sollevò per mostrarlo agli altri.
Tilya raggiunse Darnell.
«Ti rendi conto che domani avremo abitanti che vorranno far testimoniare capre, cani e scarafaggi?»
Darnell rifletté.
«Gli scarafaggi potrebbero offrire una prospettiva interessante sui magazzini.»
«Era un avvertimento.»
«L’ho ricevuto come proposta futura.»
Althamarion saltò giù dal muretto.
«L’incantesimo sta per terminare. Se hai altre domande utili, falle adesso.»
Darnell si voltò verso Margherita.
«C’è altro che dovremmo sapere?»
L’oca aveva finito il grano. Tornò davanti al cancello e lo fissò.
«Via.»
Darnell arretrò di un passo.
«Preferisce che lasciamo libera la sua postazione.»
Margherita starnazzò ancora. Questa volta Darnell inclinò la testa e aspettò invano che i suoni acquistassero un significato.
«La consultazione è conclusa,» annunciò.
Oswald annotò qualcosa.
«Questa faccenda sarà valutata.»
«Splendido. Posso fornire una relazione.»
«Preferirei di no.»
«Batuffolo può aiutarmi con la parte felina.»
«No,» dissero insieme Oswald e Althamarion.
Enos fece passare l’ultimo spettatore, poi si fermò davanti a Tilya.
«Mi scuso per l’eventuale disagio causato dalla sospensione non verbalizzata della consultazione.»
Tilya lo studiò.
«Ti scusi sempre così?»
«Quando ho tempo preparo anche una formula migliore.»
«Lavora su quella breve.»
Enos annuì con serietà.
«Sì. Certo. Grazie.»
Oswald si voltò.
«Enos.»
«Arrivo, signor sindaco.»
Le guardie seguirono Steinbach lungo la strada.
Il proprietario tornò al recinto con martello e chiodi. Brogan andò ad aiutarlo con la tavola. Sir Cedric controllò che il cancello chiudesse bene. Tilya allontanò dall’ingresso uno dei bambini, tornato a curiosare.
Althamarion si sedette accanto al cartello ATTENTI ALL’OCA. Cominciò a leccarsi il petto, poi si bloccò.
Tilya lo guardò.
«Pulizia rituale?»
«Rimozione delle impurità accumulate durante una procedura diplomatica rurale.»
«Certo.»
Darnell aprì il grimorio e prese una nota. Margherita abbassò il collo verso una gallina troppo vicina al cancello. La gallina cambiò direzione.
Il mago aggiunse una seconda riga.
Prima di sera, in Valpietra, qualcuno avrebbe giurato che Darnell avesse nominato un’oca capitano del pollaio. Qualcun altro avrebbe sostenuto che le galline avessero votato.
Alla Scrofa Volante il panettiere raccontò tutto a Marian, compresa la richiesta dell’uomo col mulo. Le chiese se la prossima consultazione potesse tenersi lì: c’era più posto per sedersi e aspettare.
Marian prese il gesso. Sotto la quinta regola aggiunse una riga piccola.
Gli animali non ordinano da bere.
Nota sul campo:
Oggi ho condotto la prima consultazione interspecie documentata di Valpietra.
L’esperimento ha dimostrato che gli animali possiedono bisogni semplici, ma politicamente sottovalutati. Margherita, in particolare, manifesta spiccate qualità di comando, sorveglianza territoriale e gestione del dissenso tramite becco.
Il sindaco Steinbach sembra interessato agli sviluppi istituzionali della procedura, anche se per ora fatica a esprimere entusiasmo.
Batuffolo ha partecipato come assistente diplomatico felino. Ha protestato, naturalmente, ma credo sia il suo modo di chiedere incarichi più importanti.