IL CAVEAU AUREO – Oltre le Stelle – Episodio 01

Nel primo episodio di Oltre le Stelle, Menasfil, Roscoe, Rennoise e Meera si trovano a Laothkund, reduci da settimane di incarichi insignificanti. Quattro buste sigillate interrompono finalmente la noia: gli agenti del Caveau Aureo dovranno raggiungere Villa Delphi e recuperare il pericoloso Codice Celestiale, dal luogo in cui altri quattro avventurieri sono scomparsi.

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IL CAVEAU AUREO – Oltre le Stelle – Episodio 01

Le solite note:

  1. Ci saranno spoilers è evidente. Difficile creare una storia da una delle avventure originali del libro nell’immagine dell’articolo senza non farne: per cui l’eventuale lettore si ritenga avvisato.
  2. Il master è stato (e sarà) Grumpy Ze mentre Gattone, Piolo ed io (Isth) i giocatori di questa sessione. Alberto Vittorio è il sangue fresco che si è unito più avanti.
  3. Il tono del racconto è volutamente scherzoso.
  4. l’Entità Senza Nome non fa parte delle avventure, ma è una semplice e forse neanche troppo originale invenzione narrativa.
  5. Nel momento della scrittura di questo articolo non mi sovviene altro possibile avviso di allerta da sottoporre al lettore, ma mi riservo il diritto di aggiungerne altri ad ogni nuova sessione.
  6. Buona lettura!

Prologo

In cui si scopre che la gloria dura poco, mentre i lavori noiosi sembrano eterni

Io avevo sperato in qualcosa di diverso.

Dopo il caos, il fuoco, le urla, il capibara e una quantità di dignità perduta che ancora aleggia da qualche parte sopra Skuld, mi sarei aspettato… non so… epica.
Una crescita. Un cambiamento.

Invece no.

I nostri eroi,  se così vogliamo continuare a chiamarli, avevano fatto ciò che ogni gruppo di avventurieri fa dopo un colpo perfetto: lavori noiosi, incarichi minori, commissioni dimenticabili.

Menasfil aveva passato intere giornate a identificare oggetti magici per un mercante che si rifiutava sistematicamente di crederle, salvo poi pagarla meno del dovuto “perché tanto erano cose semplici”.

Roscoe era stato assunto per fare da guardia a un magazzino di spezie. Nessun ladro, nessuna rissa, nessuna illuminazione interiore. Solo giorni a fissare sacchi di cumino con crescente sospetto.

Rennoise aveva seguito un uomo per giorni interi, scoprendo infine che non aveva un’amante, ma una seconda colazione.

E Meera…
Meera aveva fatto ciò che fa sempre: giudicare. In silenzio. Con estrema efficienza.

Recuperare oggetti che nessuno voleva davvero.
Proteggere persone che non valevano il disturbo.
Essere pagati troppo poco per rischi troppo grandi… o, peggio, per nessun rischio degno di nota.

La gloria, come spesso accade, era rimasta indietro.
E con essa, l’illusione che ogni missione potesse essere raccontata con entusiasmo.

Fu così che, tra un incarico insignificante e l’altro, si ritrovarono a Laothkund,
porto vivo e rumoroso affacciato sul Mare Interno, dove il vento porta con sé odore di sale, spezie e opportunità o almeno, così dicono quelli che cercano ancora di convincersi, Io per primo, che tutto questo tempo non sia passato senza frutto.

Una città di passaggio. Una città di attesa. Una città in cui nessuno resta davvero… a meno che non sia costretto.

E loro, per il momento, lo erano.

Io osservavo.
Annotavo.
Aspettavo.

Perché se c’è una cosa che ho imparato, è che le storie più pericolose non iniziano con un’esplosione. Ma con la noia.

E questa, questa era noia di qualità eccellente.

Il che significava solo una cosa. Qualcosa stava per andare terribilmente storto.

In cui si scopre che anche la noia può essere organizzata… e sorvegliata

La noia, a Laothkund, aveva anche un prezzo. I nostri, nel tentativo disperato di convincersi di essere ancora avventurieri e non professionisti del tempo perso, si ritrovarono a rovistare tra i mercatini di seconda mano della città.

Bancarelle traballanti, oggetti di dubbia provenienza e mercanti con sorrisi troppo larghi per essere onesti.

«Magico,» disse uno, porgendo una lampada che sembrava aver perso una guerra contro l’umidità.
«In che senso?» chiese Menasfil.
«In senso probabilistico.»

Tra un oggetto inutile e uno pericolosamente inutile, emerse infine qualcosa di… interessante.

Una bottiglia bronzea del fumo.

Nessuno era completamente certo di cosa facesse.
Il venditore lo era ancora meno.
Ma il prezzo era abbastanza basso da rendere la decisione inevitabile e abbastanza alto da sembrare un errore agli di tutti tranne che per Rennoise. L’acquisto venne fatto con la stessa convinzione con cui si accetta una scommessa già persa.

Durante il ritorno verso la zona del porto l’halfling, sistemandosi senza volerlo gli occhiali sul naso, iniziò a notare qualcosa.

La popolazione locale aveva tratti distintivi, un’identità forte, quasi uniforme.
Ma non era quello il punto.

Il punto erano i movimenti.

Persone ferme in punti precisi. Angoli apparentemente casuali che casuali non erano.
Sguardi che si incrociavano solo per un istante. Gesti minimi. Impercettibili.

Un cenno. Una mano. Un’inclinazione della testa.

E qualcuno, passando, rispondeva.

Una presenza diffusa. Organizzata.
Quasi istituzionale. La giusta discrezione coniugata a una buona dose di senso civico.

Quando arrivarono alla Taverna di Sal, il porto si fece sentire: voci, legno che scricchiolava, sale nell’aria e il costante sospetto che qualcuno stesse osservando qualcun altro per conto di qualcun altro.

Entrarono.

E Meera, come da personaggio, senza dire una parola, si avvicinò all’oste.

Gli porse un foglietto. Sopra, un nome.

L’oste lo guardò. Non fece domande. Non fece commenti. Scomparve per qualche istante dietro il bancone.

Poi tornò.

E, con la naturalezza di chi serve da bere o cambia monete, le consegnò quattro buste chiuse con ceralacca.

E io, Entità Senza Nome, lo sentii chiaramente.

Quel piccolo scarto nell’aria. Quel momento in cui la noia smette di essere mera cronaca
e prova, timidamente, a diventare storia.

In cui il destino si presenta in forma elegante… e decisamente poco rassicurante

Una crepa nel grigiore! Un accenno di trama!
Era ora. Fino a quel momento, avevo dovuto raccontare mercatini, bottiglie discutibili e avventure che di avventuroso avevano solo il nome, vissute con l’intensità di un inventario contabile.

E, lo ammetto, per un istante avevo considerato l’idea di seguire qualcun altro.
Un gruppo più… dinamico. Meno incline a trattare ogni possibile avventura come un fastidio logistico.

Ma eccole lì le buste. E le buste, nella mia esperienza, portano sempre qualcosa di nuovo.

Una volta una conteneva una ricompensa inattesa… e un dolce sorprendentemente buono.
Un’altra volta una maledizione ereditaria e tre giorni di prurito esistenziale.

Le lettere, del resto, sono creature neutrali. Non giudicano. Consegnano.

Il tempo di distrarmi con questi pensieri, che Rennoise, al tavolo, fece ciò che gli riusciva meglio: rubare, ma senza rubare davvero.

Con un gesto minimo, gentile, scambiò la propria busta con quella di Menasfil,
con quell’aria da furfante soddisfatto che precede sempre un errore o un successo clamoroso.

Nessuno se ne accorse. O, più probabilmente, nessuno volle accorgersene.

All’interno, una chiave d’oro.

E una lettera.

“Salve agenti,

Vasil Talistrome, un sapiente al servizio del Caveau Aureo, ha denunciato il furto del Codice Celestiale.
Si tratta di un tomo contenente rituali che, nelle mani sbagliate, potrebbero essere utilizzati per evocare pericolose entità extraplanari.

Il libro è stato sottratto da un nobile di nome Markos Delphi, il quale potrebbe trovarsi sotto l’influenza di forze occulte.

Quattro avventurieri, precedentemente incaricati di recuperare il volume presso Villa Delphi, sono scomparsi senza lasciare traccia. Abbiamo fondati motivi di ritenere che siano deceduti.

Qualora decidiate di accettare l’incarico, dovrete raggiungere la villa e recuperare il Codice.

Vi auguro di cavarvela meglio del gruppo precedente.

Buona fortuna, agenti.”

Nel frattempo, Meera, sempre senza concedere spiegazioni, perché la coerenza è una forma di eleganza, estrasse dalla propria busta una mappa.

Una foresta, poco fuori città. Un segno preciso.

Villa Delphi.

E io, Entità Senza Nome, annotai mentalmente una cosa sola:

Quattro erano partiti. Nessuno era tornato. E loro avevano appena deciso di andare a vedere perché.

.

IL CAVEAU AUREO – La Scommessa Stigea – Episodio 06

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