IL CAVEAU AUREO – Oltre le Stelle – Episodio 02

Dopo aver ricevuto l’incarico del Caveau Aureo, il gruppo indaga su Villa Delphi fingendosi una compagnia di mercanti di gemme. Tra botteghe e biblioteche scopre che la villa non riceve più viveri, Markos è scomparso da due mesi e il Codice Celestiale potrebbe servire a evocare entità extraplanari.

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IL CAVEAU AUREO – Oltre le Stelle – Episodio 02

Le solite note:

  1. Ci saranno spoilers è evidente. Difficile creare una storia da una delle avventure originali da un libro senza non farne: per cui l’eventuale lettore si ritenga avvisato.
  2. Il master è stato (e sarà) Grumpy Ze mentre Gattone, Piolo ed io (Isth) i giocatori di questa sessione. Alberto Vittorio è il sangue fresco che si è unito più avanti.
  3. Il tono del racconto è volutamente scherzoso.
  4. l’Entità Senza Nome non fa parte delle avventure, ma è una semplice e forse neanche troppo originale invenzione narrativa.
  5. Nel momento della scrittura di questo articolo non mi sovviene altro possibile avviso di allerta da sottoporre al lettore, ma mi riservo il diritto di aggiungerne altri ad ogni nuova sessione.
  6. Buona lettura!

In cui mentire diventa una professione… e qualcuno inizia a prenderla troppo sul serio

Menasfil si avvicinò al bancone con passo misurato e intenzioni meno innocenti, mettendo subito in mostra le sue doti meno nascoste, ma comunque sempre accattivanti.

«Quattro birre,» disse con fare seducente… che avrebbe funzionato benissimo se il bancone avesse avuto un minimo di sensibilità al fascino femminile.

Con la naturalezza di chi finge di non essere interessata a nulla, cominciò a fare domande su Villa Delphi.

L’oste era un uomo che sembrava costruito per stare fermo dietro un bancone: massiccio, baffi a manubrio, tunica senza maniche sudata e unta e lo sguardo di chi ha già deciso cosa non dirti e così tornò al tavolo con l’espressione corrucciata di chi non riesce a capire per quale oscuro motivo non fosse riuscita in un compito, all’apparenza, così facile, portando le quattro birre con l’indiscussa abilità di conosce il lavoro di cameriera da una vita.

Nel frattempo, Rennoise osservava.

E, osservando, capiva. Le persone agiate non vivevano in città. Vivevano fuori.

Ville. Foreste. Distanza.

Villa Delphi: serviva un modo per arrivarci. Meglio ancora: un motivo per essere lì.

E così pensò alla copertura migliore che potesse immaginare.

Dopotutto, gli halfling sono noti per tre cose: la discrezione, la velocità e una sorprendente capacità di mentire con la stessa naturalezza con cui chiedono il bis.

Un gruppo di mercanti di gemme.

  • Rennoise, capo mercante
  • Roscoe, guardia del corpo
  • Meera, assistente
  • Menasfil, contabile

Una distribuzione dei ruoli sorprendentemente credibile… il che, conoscendoli, era già un segnale d’allarme.

Meera, senza cambiare espressione, allungò un biglietto a Menasfil.

Sopra, scritto: “vecchio molta esperienza, bassa intelligenza”. Un’analisi sintetica e forse più corretta del previsto.

Menasfil, nel frattempo, cercava di dare forma a un’altra idea: trovare un albero genealogico e mappe del luogo. Informazioni prima di azione.

Un concetto che il gruppo stava imparando a rispettare.

Dall’oste arrivarono altri dettagli.

Non per generosità, ma perché Menasfil, dopo aver flirtato con il bancone, con la delicatezza di chi sa dove premere, lasciò scivolare sul bancone qualche moneta accompagnata da un sorriso studiato e una domanda posta nel modo giusto.

E, come spesso accade, l’informazione seguì il denaro.

Due orafi, nell’Affumicatoio, quartiere dove si concentravano i negozi più specializzati.

La biblioteca del mago Tenanbulum, la più importante della città.

All’esterno: il Tempio di Mielikk e il Palazzo dei Trimegistii

Questi erano i punti di riferimento o potenziali complicazioni.

Nel frattempo, Roscoe aveva già fatto ciò che gli riusciva meglio: entrare nel ruolo.

Si muoveva come una guardia del corpo vera: postura, sguardo, distanza, tutto al posto giusto.

E io, Entità Senza Nome, lo osservai con un certo interesse.

Perché, tra tutti, era quello che sembrava aver capito per primo una cosa fondamentale: se devi mentire, fallo bene.

In cui un catalogo inesistente cerca clienti veri e un oggetto distrutto dimostra di non aver capito il proprio ruolo

L’Affumicatoio aveva un nome che prometteva prosciutti, salsicce e almeno una quantità ragionevole di fuliggine ed era capace di offrire nulla di tutto questo.

A quanto pareva, il quartiere prendeva il nome da un vecchio negozio di vini e liquori che, forse, molto tempo prima era stato davvero un affumicatoio. Nessuno sembrava abbastanza interessato alla questione da verificarlo, e così il nome era rimasto. Le città funzionano spesso in questo modo: cambiano tutto tranne le cose che non hanno più senso.

Le strade erano fiancheggiate da botteghe di ogni genere, soprattutto artigiani e servizi di buon livello. Orafi, lavorazioni specializzate, merci per clienti con borse pesanti a sufficienza da non aver bisogno di chiedere il prezzo prima di entrare.

Cibo, però, niente. Con rammarico di Roscoe.

Il primo orafo che trovarono era uno gnomo.

Quando entrarono, stava trattando con due clienti e, all’interno della bottega, faceva bella mostra di sé anche un golem.

Fu allora che Rennoise ebbe un pensiero. Non per forza un buon pensiero. Di certo un pensiero.

Estrasse la bacchetta utilizzata per controllare il Minotauro al Casinò dell’Oltretomba e provò a usarla sul golem.

La stessa bacchetta che, per inciso, tutti erano convinti fosse stata distrutta.

Io compreso. Mi fermai metaforicamente con la penna a mezz’aria.

Ci sono momenti, nella vita di un cronista, nei quali bisogna accettare che la realtà abbia apportato delle correzioni al manoscritto senza consultarlo.

La bacchetta esisteva ancora. Ne presi nota. Con una certa irritazione professionale.

Superata la parentesi dedicata agli oggetti che rifiutavano con ostinazione inaspettata di rispettare la propria distruzione, Rennoise entrò nel personaggio.

Era un mercante di gemme. Anzi, era il capo di un rispettabile gruppo di mercanti di gemme.

E come tutti i rispettabili mercanti di gemme disponeva di esperienza, contatti e soprattutto di un catalogo. Quest’ultimo aveva il piccolo difetto di non esistere.

Lo gnomo si chiamava Roger.

Rennoise cominciò a parlare con lui di commercio e riuscì a sostenere la conversazione abbastanza a lungo da rendere la propria copertura credibile. Tanto credibile, anzi, che cercò persino di fissare un successivo appuntamento nel quale avrebbe mostrato a Roger il famoso catalogo.

Era una strategia audace. Prima si inventava il catalogo. Poi si fissava l’appuntamento. Solo in seguito, immagino, ci si poneva il problema di procurarsi il materiale e come.

Gli halfling hanno un rapporto particolare con la pianificazione: preferiscono non rovinarla occupandosi troppo presto dei dettagli.

Purtroppo, per quanto riguardava il vero motivo della visita, Roger si rivelò inutile. Non conosceva i Delphi.

Alla fine della conversazione Menasfil si avvicinò allo gnomo e spostò l’indagine su un terreno più pratico spinta anche dall’occhio ancora confuso di Roscoe.

Se nell’Affumicatoio non si trovavano mercanti di alimentari, dove si trovavano?

«Alla Conceria.»

Naturalmente.

Perché, dopo aver cercato cibo nell’Affumicatoio, era perfettamente logico andare a cercarlo in un posto chiamato Conceria. Cominciavo ad apprezzare Laothkund.

Prima di lasciare il quartiere provarono comunque il secondo orafo indicato dall’oste.

Questa volta trovarono un’anziana umana e una bottega di livello un po’ più modesto. Rennoise ripeté sostanzialmente lo stesso approccio: mercanti, gemme, affari, interesse professionale e tutta quella solida impalcatura costruita attorno a merci che nessuno di loro aveva.

Non servì. Nessuna nuova informazione sui Delphi.

In cui finalmente si cerca del cibo nel posto meno appetitoso possibile

La Conceria era molto diversa dall’Affumicatoio.

Le botteghe eleganti lasciavano spazio a un agglomerato di bancarelle, piccoli negozi specializzati nel commercio alimentare e, per giustificare almeno in parte il nome del quartiere, qualche piccola conceria.

Qui il gruppo cominciò a cercare qualcuno che potesse conoscere le abitudini di approvvigionamento delle ville fuori città.

La loro attenzione cadde su una delle bancarelle più grandi.

A gestirla erano due halfling: Grogo e Drusilla.

Finalmente, una pista concreta. Le domande sulla Villa Delphi ottennero infatti una risposta.

Grogo e Drusilla la conoscevano. Avevano effettuato delle consegne. Ma da qualche settimana non ne facevano più.

E quella fu la prima informazione della giornata che riuscì davvero a interessarmi.

Perché un orafo che non conosce un nobile è una seccatura. Un catalogo inesistente è un problema futuro. Una bacchetta distrutta che ricompare è un problema per il cronista. Ma una villa isolata che, improvvisamente, smette di ordinare cibo?

Quella, finalmente, cominciava ad avere il gradevole profumo di una pessima notizia.

Libri, pipistrelli e dieci monete d’oro

In cui le risposte diventano più inquietanti e Rennoise scopre che la cultura ha un prezzo

Il problema delle informazioni preoccupanti è che, quando vengono ripetute più volte, smettono di sembrare coincidenze.

Il gruppo continuò quindi a interrogare mercanti, bottegai e proprietari di bancarelle della Conceria.

La risposta fu sempre la stessa. Nessuno consegnava più a Villa Delphi.

E, domanda dopo domanda, il quadro divenne più preciso.

Markos Delphi non veniva visto in città da circa due mesi. E nemmeno il suo maggiordomo, Esquire.

Due mesi.

Abbastanza perché un’assenza diventasse un’abitudine. Abbastanza perché i mercanti smettessero di aspettare nuovi ordini. Abbastanza perché una villa in mezzo a una foresta cominciasse a sembrare molto meno una residenza nobiliare e molto più il genere di posto davanti al quale una persona assennata mette un cartello con scritto: Meglio non entrare.

Per fortuna, nessuno dei miei protagonisti aveva mai mostrato particolari inclinazioni verso l’assennatezza.

La tappa successiva fu la Biblioteca di Tenanbulum.

Era una costruzione di pietra e legno dall’aria decisamente più rispettabile delle bancarelle appena lasciate. All’ingresso furono accolti da una figura umanoide dal volto di pipistrello, dettaglio che Rennoise accettò con sorprendente naturalezza.

Dopotutto, aveva passato la precedente avventura tra tiefling, imp, minotauri e un capibara. A un certo punto il senso della normalità deve pur arrendersi.

Su richiesta dell’halfling venne convocato Tenanbulum.

Il mago li fece accomodare e confermò immediatamente una delle più antiche leggi della conoscenza: il sapere costa. Dieci monete d’oro. A visitatore.

Menasfil e Rennoise pagarono. Roscoe no.

Il mezz’orco rimase quindi nella saletta d’attesa, circondato da una quantità di accessori magici di cui non riusciva a comprendere né l’utilizzo né, in diversi casi, la necessità.

Li osservò. Gli accessori, con la dignità propria degli oggetti molto costosi, ricambiarono non facendo assolutamente nulla.

Ad accompagnare Menasfil e Rennoise nelle ricerche fu Edgar, l’umanoide dal volto di pipistrello.

Cominciarono dalla storia locale.

I Delphi erano presenti nella zona da circa centocinquant’anni. Una famiglia benestante, ma senza particolare influenza politica sulla città. La loro fortuna proveniva dal legname.

Avevano posseduto diverse segherie, molte delle quali negli ultimi anni erano state vendute o dismesse.

Nessuna proprietà immobiliare rilevante in città. Nessun parente conosciuto.

Una famiglia che sembrava essersi progressivamente ritirata verso la propria villa. E adesso dalla villa non usciva più nessuno.

Il quadro migliorava a ogni affermazione.

Naturalmente Rennoise volle cercare anche il Codice Celestiale. Non informazioni sul Codice. Proprio il Codice. In biblioteca.

Confesso che ammirai l’ottimismo.

Dopo aver consultato testi e manuali riguardanti i celestiali, non trovarono alcun riferimento utile.

E, contro ogni aspettativa dell’halfling, neppure un tomo potentissimo appena rubato e ricercato dal Caveau Aureo lasciato per caso su uno scaffale tra Bestiario degli Arconti e Celestiali per Principianti.

La ricerca storica portò però a qualcosa di diverso.

Dal punto di vista amministrativo, la città risultava ancora sotto il Thay. Inoltre, nella storia della regione erano esistite sacche di un culto dedicato a Gargauth, debellate circa due secoli prima.

La parola culto ha una curiosa proprietà.

Se la pronunci mentre stai indagando su un nobile scomparso che ha rubato un libro per evocare entità extraplanari, improvvisamente tutti cominciano a prestare molta più attenzione.

Tenanbulum, tuttavia, ridimensionò subito quella pista.

Il mago conosceva il Codice Celestiale e confermò che poteva essere utilizzato per evocare entità extraplanari.

Ma Gargauth?

Improbabile.

Per liberarlo, spiegò, sarebbe servito qualcosa dell’ordine di un dio.

Il che fu rassicurante. Relativamente.

Come sentirsi dire che il rumore proveniente dalla cantina probabilmente non è un drago perché la porta è troppo stretta. Restava comunque la domanda fondamentale: che cosa voleva evocare Markos Delphi?

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