IL CAVEAU AUREO – Oltre le Stelle – Episodio 03

Conclusa l’indagine a Laothkund, gli agenti raggiungono il bosco di Villa Delphi, dove la testa parlante di Elra Lionheart conferma la morte del gruppo precedente. Markos sta usando il Codice Celestiale per evocare un’entità ultraterrena, aiutato da cultisti in viola, mentre la villa nasconde creature innominabili e sembra trasformarsi.

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IL CAVEAU AUREO – Oltre le Stelle – Episodio 03

Le solite note:

  1. Ci saranno spoilers è evidente. Difficile creare una storia da una delle avventure originali del libro senza non farne: per cui l’eventuale lettore si ritenga avvisato.
  2. Il master è stato (e sarà) Grumpy Ze mentre Gattone, Piolo ed io (Isth) i giocatori di questa sessione. Alberto Vittorio è il sangue fresco che si è unito più avanti.
  3. Il tono del racconto è volutamente scherzoso.
  4. l’Entità Senza Nome non fa parte delle avventure, ma è una semplice e forse neanche troppo originale invenzione narrativa.
  5. Nel momento della scrittura di questo articolo non mi sovviene altro possibile avviso di allerta da sottoporre al lettore, ma mi riservo il diritto di aggiungerne altri ad ogni nuova sessione.
  6. Buona lettura!

In cui emerge che il talento e l’ambizione non hanno alcun obbligo di frequentarsi

Tenanbulum conosceva Markos.

Il nobile era stato più volte nella biblioteca per effettuare ricerche. Non ricerche casuali, ma modi per accrescere il proprio potere magico.

Secondo il mago, Markos era una brava persona. Aveva però un piccolo problema rispetto alle proprie aspirazioni: non era molto portato per le arti magiche.

Io trovo sempre affascinanti queste combinazioni.

Una persona priva di talento che desidera diventare potente è il tipo di individuo che, prima o poi, incontra qualcuno disposto a spiegargli che esiste una scorciatoia. E le scorciatoie magiche hanno una fastidiosa tendenza a passare attraverso posti con molti tentacoli.

Tenanbulum non conosceva invece la situazione familiare di Markos.

Nemmeno una ricerca dedicata a Mielikki produsse qualcosa di utile. Le informazioni raccolte permisero almeno di delineare meglio il panorama religioso della città e dei dintorni: erano presenti riferimenti a Kelemvor, Umberlee e Kossuth, oltre a templi o santuari dedicati a Chauntea, Selûne e Valkur.

Molti dèi. Nessuno, almeno per il momento, disposto a spiegare cosa stesse succedendo a Villa Delphi.

Le ricerche potevano quindi considerarsi concluse.

O almeno così pensava Menasfil.

Perché Rennoise aveva ancora una cosa importantissima da fare: vendere gemme che non possedeva.

Prima di lasciare la casa del mago, l’halfling decise infatti di tentare con la copertura del grande mercante di pietre preziose.

Dopo Roger e il catalogo inesistente, ci si sarebbe aspettati che avesse affinato la tecnica.

Non era successo. Il tentativo fu disastroso.

Frasi che iniziavano come proposte commerciali terminavano come minacce alla grammatica. Dettagli che avrebbero dovuto rendere credibile l’attività producevano nuove domande alle quali Rennoise non aveva pensato di preparare risposte.

Tenanbulum ascoltò tutto.

Annuì. Sorrise.

E rispose con la cortesia impeccabile di un uomo abbastanza intelligente da aver capito, senza ombra di alcun dubbio, cosa stesse succedendo e abbastanza educato da non infliggere all’altro la consapevolezza di averlo capito.

Rennoise uscì convinto di aver salvato la situazione.

Io annotai: secondo potenziale cliente. Secondo catalogo da procurarsi. Zero gemme disponibili.

La missione cominciava a diventare interessante. Il commercio, invece, andava malissimo.

In cui il bosco diventa sempre meno accogliente e un’inaspettata ed insolita nebbiolina si alza

La mattina seguente, dopo una notte trascorsa alla Taverna di Sal, i nostri noleggiarono una carrozza e partirono verso nord.

La prima destinazione era il tempio di Mielikki.

Lasciata Laothkund alle spalle, per un paio d’ore attraversarono campi coltivati e sentieri battuti. Poi, lentamente, il paesaggio cambiò.

I campi si fecero più radi. Gli alberi più numerosi. E il bosco prese il sopravvento.

Più si avvicinavano al tempio, più la natura sembrava prosperare con un entusiasmo quasi sospetto. Animali, piante e creature del bosco parevano aver raggiunto un accordo collettivo secondo il quale quello era un posto meraviglioso in cui vivere e sarebbe stato molto apprezzato se gli esseri umani avessero cercato di non rovinarlo.

Il tempio stesso sembrava deserto. Almeno fino a quando comparve una giovane donna.

Le informazioni che riuscirono a ottenere da lei furono poche, ma una confermava quanto già scoperto in città: le segherie della zona avevano smesso di lavorare.

Un altro piccolo silenzio da aggiungere a tutti gli altri.

Ripartirono. E fu allora che il bosco cominciò a cambiare.

Gli alberi si fecero più fitti. La luce diminuì. I sentieri sembravano inghiottiti dalla vegetazione e, più la carrozza avanzava verso Villa Delphi, più la foresta perdeva quell’aspetto di isola felice che aveva avuto intorno al tempio.

Sembrava quasi che qualcuno avesse abbassato lentamente una tenda sul sole.

Lì Menasfil ricordò un particolare su Tenanbulum. Qualche secolo prima, il mago era stato al servizio di una famiglia conosciuta come Von Zàrovic.

Era un’informazione interessante.

La mise da parte. Avevano già abbastanza cose inquietanti davanti a loro senza mettersi a collezionare anche quelle del passato mentre cercava di vedere se intorno a loro stesse salendo un’oscura nebbiolina dal suolo.

In cui il precedente gruppo si dimostra più utile da morto che da vivo

La carrozza raggiunse infine una radura.

Davanti a loro si ergeva un cancello contrassegnato dal simbolo dei Delphi: un cerchio con uno scudo viola.

Il cocchiere scese per aprirlo. Poi urlò.

Un comportamento che, in circostanze normali, avrebbe potuto essere considerato eccessivo, ma sul ciglio della strada, illuminata da un raggio di sole, era appena comparsa la testa mozzata di una donna.

Fluttuava sopra un ceppo.

Ritirai l’obiezione precedente sulle urla.

La testa parlò.

«Mi chiamo Elra Lionheart. I miei compagni e io siamo morti cercando di recuperare il Codice Celestiale.»

Ecco. Quindi il Caveau aveva avuto ragione. Non è mai piacevole quando l’ipotesi peggiore viene confermata dalla testa disincarnata dell’interessata.

Elra li avvertì che Markos stava utilizzando il Codice per evocare un’entità ultraterrena che non avrebbe dovuto trovarsi in quel mondo.

Non era da solo. Cultisti dalle vesti viola conducevano esperimenti occulti nella villa.

Poi arrivarono gli avvertimenti:  creature simili a pozzanghere di occhi e bocche, un essere con uncini al posto delle mani.

E la villa stessa.

«Si trasforma in modo strano,» concluse.

Una frase breve, e una che nessun agente immobiliare dovrebbe mai essere costretto a inserire nella descrizione di una proprietà.

Ma soprattutto dovevano fermare Markos prima che fosse troppo tardi.

Elra spiegò infine che lei e i suoi compagni avevano allestito un accampamento su un promontorio a sud della villa. Lì avevano lasciato uno zaino contenente una mappa e alcuni appunti ottenuti da una fonte non particolarmente affidabile.

Poi augurò loro buona fortuna.

Io cominciavo a notare una correlazione preoccupante tra persone che auguravano buona fortuna ai miei protagonisti e le probabilità che subito dopo accadesse qualcosa di terribile.

Aggirarono il cancello e si inoltrarono nel bosco verso sud.

La testa di Elra li seguì. Ovvio. Non potevo aspettarmi altrimenti.

Dopo circa venti minuti raggiunsero uno sperone roccioso e trovarono lo zaino.

Dentro c’erano la mappa della villa e alcuni appunti. Pochi. Essenziali.

Terzo piano: stanza dove Markos effettua i rituali.

Personale di servizio? Cristalli = catalizzatori?

Poi Elra contribuì personalmente all’analisi strategica:

«Uccideteli tutti!»

Una donna di poche parole.

Soprattutto adesso che non aveva più i polmoni

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